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Storia

storia
Il territorio di Oliena fu abitato sin dal Paleolitico Superiore, come attestano i recenti ritrovamenti effettuati nella grotta Corbeddu, importantissima dal punto di vista archeologico e paleontologico. Nel 1968 furono infatti rinvenuti i resti del cosiddetto Prolagus Sardus Wagner, un piccolo roditore estintosi venti milioni di anni fa, oltre a resti umani e utensili in osso. Dalla medesima grotta e dalla grotta Rifugio provengono inoltre materiali fittili risalenti al Neolitico.
Sono state identificate ben 42 domus de janas e 12 menhir riferibili al Neolitico Recente, mentre per quanto riguarda le testimonianze monumentali dell'età nuragica, oltre al ritrovamento della fonderia di Carros, sono stati rinvenuti nel territorio i resti di 33 nuraghi e dei villaggi ad essi riferibili, alcuni dei quali in buono stato di conservazione, come quelli di Gurpia, Pedra ispada e Gollei.

Le prime documentazioni relative al paese risalgono al Medioevo. Agli inizi del 1300 risulta sottoposto al dominio di Pisa, nel giudicato di Gallura, prima nella curatoria di Posada, poi in quella di Galtellì.
Nel 1325 la villa di Oliena venne assegnata a Berengario Carroz, inclusa nella curatoria di Dore, insieme al villaggio di Calagonis (Gologone), ormai scomparso.
Nel 1388 compare tra le ville firmatarie del trattato di pace tra Eleonora D'Arborea e il re d'Aragona. Appartenne al marchesato di Quirra, da cui fu riscattato nel 1840.

Nel XVI secolo la villa, come tutti gli altri paesi della Sardegna, venne interamente sottomessa al dominio spagnolo.

A partire dal XVII secolo ebbe un notevole sviluppo collegato probabilmente all'insediamento dei Gesuiti, ai quali si deve la costruzione del seicentesco collegio e della parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola. L'insediamento dell'ordine religioso introdusse nel paese l'allevamento dei bachi da seta e i più avanzati metodi di coltura dell'olivo e della vite. Ancora oggi l'olivicoltura e la viticoltura costituiscono una proficua fonte di reddito per gli abitanti di Oliena.
Nel 1680 il paese venne colpito da una grande carestia, che dimezzò il numero degli abitanti.

L'origine del nome è legata ad un leggendario gruppo di Troiani, che, dopo la caduta della loro città, approdarono sulle coste sicure della Sardegna, dando vita alla popolazione degli Ilienses e stabilendosi in un luogo che fu chiamato Iliena, in ricordo della natia patria Ilio.

Il centro storico conserva numerose casette dai muri bianchi in calce con piccole corti, scalette esterne, archi, pergolati, piccoli balconi e fumaioli dalle forme insolite, oltre che numerosi edifici religiosi. Il quartiere detto "Sa tiria", che si estende intorno alla chiesa di Santa Maria, risale alla fine del Settecento e fu fondato dagli abitanti di Locoe, costretti a trasferirsi per le frequenti scorrerie e rappresaglie dei pastori orgolesi.

Territorio
Il paese di Oliena è situato nel Supramonte ai piedi del monte Corrasi, il cui chiaro colore rivela la composizione calcarea.
Il territorio presenta un ambiente naturalistico e archeologico di grande interesse. Il versante occidentale è caratterizzato principalmente da intense coltivazioni di uliveti, vigneti e mandorleti. Il versante sud-orientale si contraddistingue, invece, per la natura calcarea del complesso montano che ha dato origine ad imponenti fenomeni carsici.

Partendo da monte Maccione, da cui si può ammirare Oliena in tutta la sua estensione, si può attraversare la catena per scendere nella valle di Lanaittu, sulla quale si aprono numerose grotte, come quelle di "Sa oche" e "Su bentu", "Elihes artas", e in particolare la grotta Corbeddu, che prende il nome dal più famoso bandito del circondario, Giovanni Corbeddu, che alla fine del 1800 aveva scelto il sito come suo rifugio segreto.
Poco distante da "Sa oche" è situato il villaggio nuragico "Sos carros", il cui nucleo centrale era probabilmente costituito da una fonderia.
La valle di Lanaittu si conclude con il massiccio calcareo di Tiscali, cui si accede tramite un ripidissimo sentiero. Sotto un grande sbalzo calcareo, antica volta di un'enorme grotta in parte crollata, trovano ospitalità i due villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della resistenza barbaricina contro l'ingerenza romana, caratterizzati da piccole costruzioni circolari e quadrate in pietra.

A qualche chilometro di distanza da Oliena si trovano le spettacolari sorgenti di "Su gologone", ora monumento nazionale. Queste fonti carsiche sono le più scenografiche e conosciute della Sardegna, con una portata d'acqua di 236 litri al secondo (400 nella stagione invernale), che sgorga direttamente dalla parete granitica formando un laghetto. Unitamente a Sa vena confluisce nel fiume Cedrino, in una cornice di pareti a strapiombo e rigogliosa vegetazione.

Sotto le pareti rocciose del Supramonte si stende il fitto bosco di lecci del monte Maccione e le fitte foreste di ginepri, spesso con esemplari vecchissimi e mai sottoposte a tagli. La vegetazione comprende anche tassi secolari, lecci, l'acero trilobo, il terebinto, la fillirea, il biancospino, il corbezzolo e numerose varietà di piante officinali, come il timo e il rosmarino. La rosa peonia è il fiore più bello del Supramonte, cui si affianca il Pancrazio Illirico.
Una pianta unica al mondo, è il ribes sardo, la cui importanza deriva dal fatto che è una pianta di origine boreale, un vero e proprio relitto introdotto nell'area mediterranea in epoca remota.

Le aspre cime rocciose del Supramonte ospitano rapaci in via d'estinzione come il grifone, l'avvoltoio monaco ed altri rapaci come l'aquila reale, l'astore, lo sparviero, il falco pellegrino, la poiana ed il corvo imperiale. La fauna della zona è particolarmente variegata: mufloni, ghiri, martore, conigli e gatti selvatici, lepri sarde, volpi, donnole e cinghiali.

Economia
Oggi Oliena, grazie al suo territorio ricco di sorgenti, è un paese dedito all'agricoltura, con una ricca varietà di colture che vanno dagli uliveti, ai frutteti, ai vigneti, che si alternano a vaste estensioni destinate al pascolo, prevalentemente ovino e bovino.
E' noto per la produzione dell'olio extra vergine d'oliva, dell'olio di lentischio, dei formaggi caprini e ovini, dell'ottimo vino come il "Nepènte", il classico rosso di uve cannonau elogiato anche da Gabriele D'Annunzio, dell'acquavite, del pane carasau, del miele, dei dolci, delle sevadas, dei biscotti e degli ottimi salumi.

Oliena è famosa, inoltre, per l'artigianato locale ed in particolare per i pregiati gioielli in filigrana e i bei costumi femminili che si possono ammirare in occasione delle feste più importanti. L'elemento più elegante del costume tradizionale è lo scialle in lana, seta, o lino, finemente ricamato con disegni floreali ed intessuto da fili d'oro e argento e impreziositi dall'inserimento di pietre.

Di notevole interesse la lavorazione del cuoio; in passato si producevano solamente utensili agro-pastorali, attualmente anche cartucciere, selle, cuscini, borse, borsette, servizi da scrittoio e altri oggetti decorati a mano.