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Storia

storia
Il territorio del Comune di Macomer fu abitato fin dalla preistoria. A riprova di ciò sono stati riportati alla luce alcuni manufatti presso la gola del rio "S'adde", nella grotta Marras, dal quale inoltre proviene una statua neolitica in basalto raffigurante la "Dea Madre" e chiamata "Venere di Macomer".
Ulteriori presenze umane sono inoltre accertate dalla presenza di numerose "domus de janas", da pozzi e nuraghi, come quello di Santa Barbara, alle falde del monte Manai, che rivelano anche una fiorente civiltà ricca di stimoli culturali.
Abbastanza nota è ormai la zona di Tamùli nella quale, specialmente in primavera, quando tutta la zona è ricoperta di un fitto manto erboso, è possibile imbattersi in un quadro pittoresco composto dalle sei "Pedras marmuradas": tre grosse pietre mammellari, rappresentanti l'elemento femminile, e tre pietre oblunghe, di forma fallica, che rappresenterebbero l'elemento maschile.

Il territorio, passato attraverso la fiorente età punica e la conquista cartaginese, è stato un importante crocevia in epoca romana e il suo nome si ritrova nelle notizie del tempo relative ai distaccamenti militari presenti in Sardegna.
Durante il Medioevo il paese diventa centro del territorio del Marghine e sede del governatore della Sardegna con il nome di "Makkumere" o "Makkumelis". Secondo il filologo tedesco Max Leopold Wagner il nome Macomer sarebbe derivato da "Macom", termine di origine punica che avrebbe il semplice significato di "luogo".
Invece, Giulio Paulis, noto linguista e scrittore, attribuisce l'origine di tale nome ai venti che soffiano fra i monti del Marghine, già definiti da Tolomeo come "menemoni", ovvero pazzi o insani. Pertanto, in epoca più tarda, il toponimo punico "Maqomher" sarebbe per l'appunto diventato "Makumere" per assonanza con l'aggettivo "maccus" che in lingua sarda ha il significato di "pazzo".

Ai giudici di Arborea potrebbe essere legata la presenza del castello, poi sventrato dalla strada costruita nella seconda parte dell’Ottocento, che aveva nome di "oppidum Macumelis".

Nel 1478, Macomer segue la sorte di numerosi altri paesi e passa sotto il controllo diretto della Corona d'Aragona per poi passare direttamente fra l'annovero dei possedimenti spagnoli. La suddetta ultima fase portò al territorio la sempre cercata pace e il giusto equilibrio in grado di restituire all'attività economica e urbanistica del paese una nuova vita. A quel periodo risalgono gli edifici tardo gotici di ispirazione spagnola che mantengono ancora in parte i loro colori e le loro forme nella casa Attene, prospiciente alla piazza Santa Croce.

Il secolo romantico e la prima metà del Novecento hanno significato per Macomer un grosso sviluppo economico derivante dal completamento della ferrovia e della Strada Statale "Carlo Felice", avviata fin dal 1810.
L'Ottocento fu per Macomer, così come per tutta l'Isola, il secolo controverso della "chiudende", termine legato al Regio editto del 6 ottobre 1820 con il quale si prevedeva la chiusura in "tancas" dei terreni e dei fondi agricoli o dedicati alla pastorizia. Tale iniziativa, riferita anche al territorio dei Comuni, fu messa in pratica nell'Isola con poca solerzia ma contribuì a dare al territorio di Macomer un aspetto diviso dai tipici muretti.

Fra le chiese si annoverano quella di Santa Croce, risalente alla metà del XVI secolo e divisa in tre navate, e quella di San Pantaleo, caratterizzata dalla copertura a botte del presbiterio e dai pilastri a pianta cruciforme in trachite rossa. La chiesa dedicata al Santo custodisce un crocifisso antico, opera di egregia fattura attribuita a Michelangelo Naccherino, operante a Napoli e già formatore di artisti come Giuliano Finelli, collaboratore di Pietro Bernini dalla seconda metà del 1600.

Il Novecento assume per Macomer i contorni della leggera industrializzazione che lo portano a divenire uno dei centri di maggior produzione di formaggi. Infatti, nei primi anni del XX secolo un noto e storico caseificio iniziò ad esportare in Canada e negli Stati Uniti d'America il formaggio pecorino e la qualità "fiore sardo".

Tradizioni
Paese di antiche tradizioni e di saperi millenari, Macomer si evidenzia per il suo amore nei confronti della sua storia che si esprime nei suoi abiti tradizionali fra i quali, il più prezioso e ricercato, appare quello della sposa che riporta nei suoi fitti e ricercati ricami i temi più cari alla simbologia dei tempi più antichi, come la spiga di grano.

Il museo etnografico "Le arti antiche", che espone numerosi oggetti della vita contadina, pastorale e artigiana, incarna senza dubbio la sopra citata passione del paese per la sua stessa storia e ha trovato la sua sede in un'antica casa della prima metà del 1800. Il percorso espositivo si articola in quattordici stanze e offre al visitatore importanti e preziosi quadri di vita lavorativa.

Macomer lega parte della sua memoria a Melchiorre Murenu (1803-1854), uno dei suoi uomini illustri. La figura del poeta cieco e analfabeta, alto esempio di arte arguta e di poesia orale, è narrata con accenti profondi dal canonico Giovanni Spano che racconta della sua prodigiosa memoria e del suo carattere caustico, espresso specialmente tramite alcune opere nelle quali la tradizione indica la causa del suo omicidio.

Territorio
Il Comune di Macomer sorge a 572 metri sul livello del mare, lungo le sponde basaltiche del rio "S'adde". L'andamento del territorio, a tratti collinare e a tratti montuoso, grazie alla sua estrema varietà e alla presenza di notevoli emergenze archeologiche, si presenta di particolare interesse per gli appassionati di escursioni naturalistiche e archeologiche.

La conformazione geologica del suolo è di natura vulcanica e presenta rocce basaltiche di natura differente. Per quanto riguarda la vegetazione, sono molto diffusi i sughereti, ma l'area dell'altipiano di Campeda è di profondo interesse anche dal punto di vista faunistico. Nella zona sono infatti presenti la gallina prataiola tetrax tetrax, l'aquila chrisaetos, il falco pellegrino e il grillaio.

Anche la riserva naturale di Sant'Antonio risulta essere molto interessante, la vasta area boschiva è caratterizzata dalla presenza arborea di sughereti, roverelle, lecci e di specie appartenenti alla specie di "Quercus Pubescens".
All'interno dei boschi sono stati individuati, inoltre, alcuni esemplari arborei appartenenti alla famiglia di "Ilex aquifolium”. Nella riserva sono presenti inoltre diverse specie faunistiche protette come l'astore sardo, lo sparviere, il barbagianni, il pigliamosche, la cinciallegra e la ghiandaia.

Economia
Nel territorio del Comune hanno sede alcune piccole e medie aziende industriali facenti parte del complesso sito nella zona di Tossilo. Inoltre, in località "Bonu trau", è presente una recente ma attiva area artigianale.

Il commercio e l'allevamento costituiscono le attività trainanti del sistema economico, affiancate dall'industria tessile e dalla produzione casearia.