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Storia

storia
Perdasdefogu, che significa "pietre di fuoco", è chiamato anche "foghesu" ossia, secondo il linguista Massimo Pittau, terreno di fuoco. Le pietre di fuoco, di cui esistono giacimenti nei dintorni del paese, sono il litantrace e l'antracite.
Secondo altre ipotesi il nome deriverebbe dalla presenza di pietre di silice nel territorio, utilizzate dall'uomo primitivo per accendere il fuoco.

Il territorio di Perdasdefogu, abitato fin dal periodo preistorico, presenta numerose emergenze nuragiche fra le quali si citano la fonte sacra di "Peddi de cani" e numerosi nuraghi come Arras, Florentina, Perdixeddu, Prediargiu, Orcu e Trutturis.

Le origini del paese risalirebbero al Medioevo, teoria supportata tra l'altro da una leggenda popolare secondo la quale alcuni profughi di un paese conosciuto come Turu, che sorgeva alla destra del canale chiamato Fogi e distrutto da un'incursione moresca, avrebbero edificato le prime case di Perdasdefogu.

Il paese, già presente nei documenti pisani che ne comprovano la conduzione da parte della repubblica marinara, fece parte dei possedimenti del giudicato di Arborea e della curatoria di Quirra e, successivamente alla conquista aragonese, fu assegnato in feudo a Diego Zapata che dovette fronteggiare una popolazione sempre più ostile. Questo atteggiamento sfociò infatti in aperta ribellione durante le ostilità fra Pietro IV e Mariano IV.

Nel 1363 Berengario Carroz ebbe in feudo la contea di Quirra e annesse il paese ai suoi territori. Nel 1409, caduto il giudicato di Arborea, il paese passò legittimamente ai Bertran Carroz e successivamente ai Centelles, estinti nel 1674. Negli anni successivi il paese passò alla famiglia Osorio.

Dopo il suo viaggio in Sardegna nel 1829, Carlo Alberto di Savoia aveva pensato, spinto anche dal suo entourage, di promuovere un graduale riscatto delle terre feudali e una lenta ma inesorabile estinzione della stessa organizzazione socio-economica di origine medievale, tra le altre cose ancora molto legata alle famiglie spagnole che in quel periodo persistevano di diritto nell'attività di riscossione dei tributi dovuto al loro stato di feudatari.
Pertanto, nel 1839, in seguito alla Carta reale, il paese fu riscattato dallo stato di feudo ottenendo una relativa autonomia.

Nel 1821 Perdasdefogu fu incluso nella provincia di Lanusei e nel 1848, con l'abolizione delle province, entrò a far parte della divisione amministrativa di Nuoro. Nel 1859 fu incluso in quella di Cagliari sino al 1927 quando, con la ricostituzione della provincia di Nuoro, tornò a farne parte.

La sua tranquilla vita di comunità pastorale, a partire dagli anni Cinquanta, si misura con la realtà del Poligono Sperimentale Interforze del salto di Quirra, un impianto militare e di ricerca scientifica che si è integrato completamente nella vita del villaggio e contribuisce al suo benessere.

Negli ultimi anni, quando si è sviluppato il dibattito sulle nuove province, Perdasdefogu vi ha preso parte optando per il passaggio a quella di nuova costituzione dell'Ogliastra.

Il centro storico del paese rimane fortemente ancorato all'antico tessuto urbano e offre al visitatore una varia stratificazione architettonica formata da edifici del XIX secolo e le tipiche case in pietra a due piani.
Fra le chiese citiamo la parrocchiale di San Sebastiano, recentemente restaurata e adibita a spazio culturale, i resti di una seconda chiesa dedicata al Santo, edificata probabilmente nel X secolo e la chiesa di San Pietro, costruita agli inizi del XIX secolo in forme neoclassiche con una navata e copertura a botte. La chiesa custodisce al suo interno numerosi pezzi di argenteria del 1600 e anche alcune statue del XVIII secolo.

Tradizioni
Ciò che meglio conserva e trasmette ai visitatori e alla popolazione la suggestività della tradizioni popolari del paese è costituito dalla festa di San Salvatore, le cui origini risalgono al Seicento.

Le tradizioni e le usanze di Perdasdefogu sono generalmente relativi agli avvenimenti più importanti della vita come la nascita, il fidanzamento, il matrimonio e la morte. Veri e propri riti di passaggio atti a testimoniare, in un tessuto culturale e sociale ben definito, il passaggio degli individui da una categoria sociale all'altra.

In particolare il fidanzamento, rappresentante uno stato sociale transizionale dallo stato di nubile o celibe a quello di moglie o marito, era organizzato dalla famiglia del ragazzo che si recava a casa della ragazza per chiederne la mano.
La risposta veniva data alla famiglia del futuro sposo dopo una settimana e, se positiva, il fidanzamento stesso veniva tenuto segreto per circa una anno e mezzo.
In questo arco di tempo il futuro sposo e i suoi genitori si recavano spesso la sera a fare visita alla futura sposa.

In occasione del fidanzamento ufficiale, di solito reso pubblico il sabato notte, il fidanzato si recava con la famiglia a casa della futura sposa adducendo come scusa il fatto di aver smarrito una giovenca e chiedeva al futuro suocero se si trovasse a casa sua.
Dopo un alterco fra il serio e il faceto, durante il quale il giovane promesso sposo minacciava di dare fuoco alla stessa casa se non avesse ricevuto ciò che voleva, il suocero faceva uscire una per una le figlie fino a quando non usciva la futura sposa.
Solo in quel momento il fidanzamento diventava ufficiale e tutti i presenti entravano in casa dove veniva offerto un piccolo rinfresco.

Nell'arco di tempo fra il matrimonio e il fidanzamento, al giovane promesso sposo toccava la costruzione della casa coniugale mentre alla futura sposa spettava la preparazione del corredo. Il giorno prima delle nozze venivano offerti numerosi doni agli sposi che usavano esporli nella loro stessa futura casa coniugale.
Dopo la cerimonia la sposa andava a pranzo con i parenti dello sposo. Di seguito l'intero gruppo si recava dai genitori di lei per poi ritornare insieme dai genitori dello sposo che offrivano vino e dolci ai presenti.

Tra le altre tradizioni si cita anche quella legata alla Settimana Santa e alla preparazione certosina di "Su nenniri", vero e proprio cestino di germogli di grano usato per abbellire gli altari delle chiese il Giovedì o il Venerdì Santo, che veniva ottenuto facendo germogliare sotto il letto i chicchi di grano in un contenitore di terracotta contenente lino pestato e acqua.

Territorio
Il comune è posto a 599 metri sul livello del mare. Il suo territorio si estende fra colline che presentano scarsa presenza idrica, con la sola eccezione dei pochi corsi d'acqua afferenti al bacino idrico del rio Quirra e al rio Flumineddu, affluente del Flumendosa che forma a ovest del paese un lungo lago artificiale.

A caratterizzare la zona è inoltre una flora mediterranea formata dai tipici bassi arbusti.
L'ampio parco naturale Bruncu Santoru, situato alle porte del paese, offre al visitatore numerose varietà florovivaistiche di notevole interesse.

Lungo la parte meridionale del territorio si possono ammirare le cascate di Luesu, immerse in una foresta di querce. La cascata più alta (70 metri) è denominata "Su strumpu".

Economia
I comparti alla base dell'economia del paese e del suo territorio sono quello dell'allevamento di ovini, bovini e caprini, e quello agricolo che comprende principalmente la coltura di cereali, di frutti e la produzione di uva e vino.
La presenza di piccole e medie imprese si concentra nel comparto alimentare e edilizio.