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Storia

storia
Il territorio di Bosa fu abitato fin dall'epoca preistorica, come dimostrano i vari ritrovamenti tra cui le domus de janas di Coronedu e Ispilluncas, e i nuraghi di monte Furru, Sesamo e Tiria.

L'origine del centro risale al tempo dei Fenici, la cui presenza è attestata da un'epigrafe, oggi perduta ma databile intorno al IX secolo a.C., che documenterebbe anche il toponimo, ripreso successivamente da Tolomeo e dall' "Itinerarium Antonini". Secondo una leggenda l'antica Bosa vetus venne fondata da Calmedia, figlia di Sardus, eroe dei primi abitatori dell'isola.

La città romana, invece, sorgeva più a monte del probabile centro fenicio, situato presumibilmente in una zona molto vicina alla foce del Temo. E' possibile che il vecchio sito romano non sia stato mai abbandonato, anche durante le incursioni arabe, tant'è vero che nel 1062 ebbe inizio la costruzione della Cattedrale dedicata a San Pietro. Nel 1112 i marchesi Malaspina costruirono un castello in posizione strategica sulla sommità del colle Serravalle. E' facile pensare che da questa fase in avanti ebbe inizio un graduale processo di trasferimento urbano dal vecchio al nuovo sito.

Dopo un breve periodo sotto i giudici d'Arborea, con la conquista catalano-aragonese Bosa fu concessa in feudo, nel 1330, al catalano Pietro Ortiz. La città tornò agli Arborea con Mariano IV e rimase alla casata sarda per circa un secolo, durante il quale si ipotizza abbia mantenuto la propria autonomia municipale regolata da statuti. Nel 1499 Ferdinando il Cattolico dichiarò Bosa città reale, con tutti gli onori e i privilegi connessi a tale titolo, pur lasciando il castello privo di feudo all'ammiraglio di Villamari. A quest'epoca la funzione del feudatario era quella di esercitare una specie di protettorato sulla città. In realtà si trattava di una funzione solo nominale perché, mentre la città cresceva e prosperava, l'interesse dei feudatari verso il loro possedimento diminuiva progressivamente e il castello iniziava così la sua decadenza.

Tuttavia, i privilegi concessi alla città rimasero immutati sino alla riforma dei consigli civici, voluta dai Savoia nel 1771. In base alle successive suddivisioni amministrative del territorio, ad opera del governo sardo-piemontese, Bosa fu capoluogo di provincia dal 1807 al 1821. Nel 1848, quando vennero istituiti i comuni, fu inclusa nella divisione amministrativa di Nuoro. Con l'istituzione della provincia di Nuoro, nel 1927, la città ne entrò a far parte fino al 2005, anno in cui è passata alla provincia di Oristano.

La città vecchia, situata alle pendici del colle Serravalle, è caratterizzata da strette vie in pietra e alti palazzi e digrada verso la zona moderna, la cui planimetria è più regolare, con tendenza a espandersi in direzione della costa.
Sulla riva sinistra del fiume sorgono Sas conzas, le storiche concerie costruite in pietra rosa, ormai in disuso, tutte allineate presso il fiume Temo, ognuna con un suo pontile.

Tradizioni
Le tradizioni civili, religiose e la cultura popolare bosana offrono al visitatore delle forti suggestioni durante tutto l'anno, a cominciare dal carnevale di Bosa, appuntamento di richiamo per tutta l'Isola, con le sue maschere tradizionali ed estemporanee.
In primavera, la festa dei Santissimi Pietro e Paolo vede riaprirsi per l'occasione la cattedrale romanica di San Pietro (1062), che viene raggiunta in barca dai fedeli.
In estate due appuntamenti di grande impatto, anche in senso scenico, sono la festa dedicata a Santa Maria del Mare, protettrice dei pescatori, la cui statua viene accompagnata lungo il fiume da un corteo di barche addobbate, e la festa dedicata a Nostra Signora di Regnos Altos, caratterizzata dai cosiddetti "altarittos", realizzati dagli abitanti del quartiere di "Sa costa", e da lunghe tavolate in cui è possibile gustare bevande e piatti tipici della gastronomia locale.
La gastronomia è, infatti, uno degli aspetti più interessanti della tradizione di Bosa. I menù delle cucina bosana, principalmente a base di pesce, sono molto ricchi e variegati. Si va dagli antipasti tipici di mare, tra i quali è particolarmente noto "S'azzada", realizzato con "S'iscritta" (la razza) e "Baldolos" (il gattuccio) per arrivare al piatto forte della cucina di mare: l'aragosta.

E' di particolare interesse anche l'attività che le donne di Bosa si tramandano da generazioni sull'uscio di casa: il filet. Per osservare dal vivo le fasi del lavoro al telaio e la preparazione di "su randadu" è sufficiente passeggiare per i vicoli del centro storico dove si incontrano gruppi di donne impegnate a ricamare. I turisti si fermano incuriositi a osservare dal vivo la lavorazione pregiata ed esclusiva di tende, tovaglie e centrini.

Territorio
Il fiume Temo fa da sfondo a una natura ricca di specie animali e vegetali, che fanno del territorio di Bosa un'oasi naturale tra le più singolari e affascinanti della Sardegna.

La conformazione morfologica del territorio è molto varia e particolare, e permette di spaziare con facilità dall'ambiente costiero a quello montano.
La zona fluviale è caratterizzata dalla coltura dell'olivo sui versanti collinari a destra e a sinistra del Temo.
L'area costiera è invece articolata in promontori e insenature di rara bellezza. Vicina al centro urbano è situata Bosa Marina, con le sue spiagge di sabbia rossa, ricca di ferro, dalle caratteristiche terapeutiche per la cura di alcune malattie reumatiche.
La vegetazione dei rilievi montani di origine vulcanica comprende la formazione di gariga costiera, di macchia mediterranea, residui di leccete e, per quanto riguarda la zona di monte Mannu, di praterie montane.

Dal punto di vista faunistico l'area è nota in quanto ospita il nucleo più consistente di avvoltoio grifone su tutto il territorio nazionale. Il parco biomarino di Capo Marrargiu è compreso nel tratto di costa tra la foce del fiume Temo e l'isolotto di Sa pagliosa. E' da segnalare la presenza, su questo tratto, di uccelli acquatici come il gabbiano corso, il martin pescatore, il cormorano e rapaci come il grifone, il falco pellegrino, l'aquila reale e il nibbio reale.
Infine il paesaggio della valle interna del fiume Temo e dei suoi affluenti è contraddistinto da una conformazione naturale resa suggestiva dall'incisione della valle del fiume contornata da pendii e da ripiani, non intaccati dall'opera dell'uomo, come quello di Sa paule di pedrasenta.

Economia
L'economia di Bosa si fonda principalmente sull'agricoltura e sull'artigianato, in particolare quello orafo. La concia delle pelli, il famoso "filet", l'intaglio del legno, la filigrana in oro e argento, la raccolta e la lavorazione del corallo e la pesca sono alcune delle attività che hanno reso famosa questa città e che oggi attirano e incuriosiscono i turisti. Bosa è nota anche per la produzione della Malvasia, un vino dal sapore ricco e dal colore ambrato.