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Storia

storia
Il nome Laconi avrebbe origine dal termine greco "Lahane" o dal termine "Lacane", dal significato di confine, e si riallaccerebbe dunque alla posizione geografica dal paese, posto fra la Barbagia e la parte meridionale della Sardegna. Una seconda teoria sull'etimologia del nome vuole che esso derivi dalla parola locale "Laccu", ovvero vasca.

Favorite dalla conformazione del territorio e dalla presenza di una nutrita rete idrica e provate da numerosi studi archeologici, la presenza umana a Laconi risale al Neolitico antico quando, numerose genti, la cui attività maggiore era la caccia, si stanziarono nella sua area lasciando una svariata serie di testimonianze, rinvenute specialmente nella grotta "Leori" e nella grotta chiamata "Sa spilunca manna".

Divenute stanziali in epoca più tarda (età dei Metalli), tali popolazioni si dedicarono anche all'agricoltura, all'allevamento del bestiame e all'antropizzazione del territorio, mirata in prima istanza alla costruzione di villaggi di capanne, con la loro struttura complessa, segno di un'organizzazione civile piuttosto elaborata.
A favorire la nascita e la prosperità dei suddetti villaggi contribuì anche la loro posizione protetta ma, allo stesso tempo, capace di dominare la zona per prevenire l'attacco di popolazioni esterne.
Tali villaggi ebbero il nome di "Sarcidanu", "Criquittus" o monte "Feurredu" e videro sorgere il fenomeno religioso e artistico dei menhir, parola che nasce dall'unione di due parole bretoni "men" e "hir" e che significa pietra allungata.
I menhir, megaliti monolitici generalmente lisci e privi di forma alcuna (protoantropomorfi), presentano nelle varianti rivenute a Laconi anche forme antropomorfe, rese con incisioni che richiamano il naso, gli occhi e la bocca. Gli esemplari portati alla luce nel territorio sono custoditi attualmente nel Civico Museo Archeologico.

Notevoli nel territorio anche i resti funerari, provenienti specialmente da alcune tombe megalitiche appartenenti all'età del Rame e del Bronzo. E' tuttavia il periodo nuragico a regalare a Laconi le più alte espressioni antropologiche e architettoniche.
Un periodo in cui le doti strategiche e naturalistiche della zona spinsero i popoli nuragici a costruirvi alti nuraghi, coniche e spartane rappresentazioni del dominio sul territorio come il nuraghe "Montorri" e il nuraghe "Genna 'e corte" dal ricco impianto fatto di mura e torri.

Nel periodo medievale si hanno le prime testimonianze dell'esistenza del villaggio di Laconi da una bolla papale del 1224 nella quale vengono sanciti i diritti sulle chiese di Laconi. Inoltre, nel documento di pace fra il giudicato di Arborea e la corona d'Aragona, risalente al 1388, sono citati i nomi dei rappresentanti provenienti da Laconi.

Divenuto feudo aragonese, Laconi fu assegnato nel 1421 a Giovanni di Sena e nel 1479 passò sotto il controllo dei Castelvì e poi degli Aymerich, che diedero origine al ramo dei marchesi di Laconi. Il paese rimase sotto la custodia del marchesato sino al passaggio della Sardegna ai Savoia nel 1720.

Durante il Medioevo il paese si sviluppò ai piedi del castello dei signori che in quel periodo reggevano il potere e i cui resti, secondo la tradizione, sarebbero ancora identificabili nel complesso murario di palazzo Aymerich, ornato da finestroni gotico-catalani.
Agglomerato ricco di stradine complesse e di rioni fatti di pietra e fango i cui nomi, come Romaore, Corongiu e Pitziedda, richiamano la sua stessa storia, Laconi regala al visitatore anche una parte neoclassica. Quest'ultima si sviluppa attorno a palazzo Aymerich e alla Casa Municipale la cui facciata, ad opera di Gaetano Cima, manifesta un rapporto di contrasto con il borgo medievale ed esprime una crescita del paese durante i secoli. Una sorta di emancipazione del sistema feudale che vede il suo completamento nel secolo Romantico.

Tradizioni
Laconi è anche nota a tutti i sardi, e non solo, per aver dato i natali il 18 dicembre 1701 a Sant'Ignazio, frate cappuccino, uomo di umili origini e di grandi miracoli la cui casa natale all'interno del paese è tuttora visitabile.
Lo sviluppo storico del paese, al quale sono legate le usanze e i riti sociali della quotidianità, non può prescindere né dalla figura del Santo, i cui luoghi sono visitati da una folta schiera di fedeli, né dalle principali attività legate all'agricoltura, alla pastorizia e all'artigianato locale che trova la sua più alta espressione nella lavorazione della pietra e del legno.

Secolare e noto appare l'allevamento dei cavalli allo stato brado che attualmente porta avanti una continua azione di salvaguardia della razza equina del Sarcidano, caratterizzata da mantello sauro o baio e da zampe corte e forti.

Numerosi i prodotti enogastronomici, comuni anche a tutto il territorio dell'Isola, che frequentemente arricchiscono le tavole durante le feste.
Preservare e tramandare gli antichi saperi del territorio è inoltre cura costante di tutta la popolazione che spesso, durante le processioni, indossa i semplici e suggestivi vestiti tradizionali.
Territorio
Paese del sud Sardegna, Laconi presenta eccellenze naturalistiche numerose e di grande importanza.
Il suo territorio è caratterizzato da un andamento collinare, tipico del Sarcidano e da vere e proprie increspature calcaree come "S'atza e ziu Chiccu" e "S'atza e carradore".

Il bosco secolare del parco, che si estende per 22 chilometri ed è formato da lecci, roverelle, olivastri e querce da sughero, presenta anche rare specie di orchidea, cedri dell'Himalaya e una rara specie di Collectia cruciata.
Nel parco di palazzo Aymerich è possibile percorrere, inoltre, numerosi sentieri e ammirare piccole cascate e suggestivi angoli con un fitto sottobosco.

In una porzione del parco si trovano anche numerose specie di piante esotiche importate dal marchese Aymerich e sintomo della passione tutta ottocentesca dei ricchi signori per le piante tropicali ammirate durante i viaggi.

Economia
Le bellezze naturalistiche e la sua nobile storia, rendono Laconi una meta particolarmente adatta per il turismo, per lunghe escursioni a piedi e per istruttive visite attraverso i suoi monumenti.

Fra i comparti di maggiore produzione troviamo quello dell'allevamento e dell'agricoltura, mentre l'artigianato si esprime in particolar modo nella lavorazione della pietra e del legno, con intarsi di particolare pregio.