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Storia

storia
La storia di Bitti ha origini lontanissime. Il territorio fu abitato già durante la preistoria e lungo tutto il periodo nuragico, come dimostra la presenza nel territorio di insediamenti nuragici del 3.000 a.C., tra cui il sito archeologico di "Su romanzesu".
Il sito accoglie tracce pressoché intatte di una costante presenza umana durante il periodo nuragico. Uno straordinario pozzo sacro è stato creato in un'area abitativa di sette ettari, in cui sono state ritrovate capanne con sedili in pietra e focolai al centro, probabilmente antecedenti allo stesso pozzo, edifici utilizzati per il culto religioso, tra cui due templi, ed un ampio spazio ad uso cerimoniale.
Sono stati rinvenuti anche i resti del passaggio dei Romani, che occuparono questo altopiano e costruirono un collegamento fondamentale per il controllo dell'Isola. La strada partiva dal fiume Tirso e arrivava sino a Fonni: qui era stato sistemato un insediamento militare, con lo scopo di controllare le zone più interne.

Con l'arrivo del popolo romano in Sardegna gran parte dell'Isola fu colonizzata e la maggior parte della popolazione locale sottomessa. I popoli di questo territorio, i Balari, furono tra coloro che difesero in modo più agguerrito i propri territori, tanto che gli scontri si conclusero solo dopo molti anni con l'unione delle due popolazioni. Con questa unione si creò il primo vero nucleo urbano.

Nel periodo medievale Bitti divenne sede di curatoria, sotto la giurisdizione del giudicato di Gallura, sino al 1300, quando passò al giudicato del Logudoro, entrando quindi a far parte del marchesato di Orani.

Con la dominazione aragonese il villaggio fu infeudato sino all'arrivo dei piemontesi quando, con l'Editto di Carlo Alberto, venne abolita l'istituzione feudale.

Da ricordare alcuni uomini nati in questo comune, che si sono battuti per i diritti della Sardegna e del popolo sardo. Tra questi Giuseppe Musio, magistrato e senatore del Regno d'Italia, e il deputato Giorgio Asproni.

Di particolare interesse è il museo Civiltà Contadina e Pastorale, organizzato su due piani espositivi che racchiudono venti ambienti. Un'ala è dedicata al "museo Multimediale del Canto a Tenore" che ha come obiettivo lo studio e la valorizzazione delle diverse tradizioni di canto a tenore presenti nell'Isola.

Il paese si è sviluppato attorno ad un centro storico con case grandi e basse e con vicoli stretti, cresciuto a ridosso della chiesa di San Giorgio. Alcune delle abitazioni più antiche sono costruite in pietra, secondo la tradizione pastorale, che caratterizza la storia di questo paese.
Il popolo bittese si è contraddistinto nei secoli per la sua grande religiosità che ha portato ad edificare ben 20 chiese su tutto il territorio comunale, di cui 9 nel centro abitato. Oltre alla chiesa parrochiale dedicata a San Giorgio, risaltano anche la parrocchia intitolata al SS. Salvatore e i Santuari Mariani di "Su Meraculu" e "S'Annossata".

Tradizioni
Avvolta dalla leggenda è l'origine del nome di questo comune. Si racconta che il toponimo derivi dal nome sardo della cerbiatta (sa bitta). Secondo tale leggenda infatti una cerbiatta fu uccisa da un cacciatore mentre beveva da una fonte, vicino al luogo in cui oggi sorge il paese.

Tra le tradizioni culturali di Bitti, la più rinomata è certamente il canto a tenore, inserito dall'UNESCO tra i "Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity". Il paese vanta la natalità di gruppi di tenores che hanno raggiunto un alto livello di esecuzione e stile, ammirato in tutta la Sardegna e nel mondo intero data la complessità, la forza espressiva e la ricchezza timbrica.

In occasione delle feste si indossa il tradizionale costume, molto caratteristico per i meravigliosi ricami, per i materiali pregiati e la preziosità dei gioielli con cui è adornato.

Territorio
Bitti si trova a 549 metri sul livello del mare, al confine con la nuova provincia di Olbia-Tempio. È uno dei centri più conosciuti del nuorese e il più importante della parte settentrionale della Barbagia.

Il paese si è sviluppato dentro una vallata circondata da tre colli (monte Bannitu, Buon Cammino e Sant'Elia), immerso in una natura selvaggia e aspra, dove la presenza umana è rara.
Le colline che circondano Bitti sono ricche di quercie secolari e montagne inaccessibili, dove rocce granitiche sono scolpite dagli agenti atmosferici. Coperte dalla macchia mediterranea, esse accolgono un fitto sottobosco in cui piante di corbezzolo e mirto si alternano con l'erica, l'agrifoglio, il lentisco e le ginestre. In mezzo alla folta vegetazione si trovano sorgenti e laghetti.

In questo splendido territorio risalta l'area naturalistica Crastazza. È attraversata da sentieri battuti anticamente dai carbonai, che offrono la possibilità di passeggiare a piedi o a cavallo, immersi in una natura silenziosa ed isolata.
Il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di ampi canali, scavati nel granito, che corrono ripidi dall'altopiano alla valle sottostante. Da questi canali, ricchi di acqua, si creano suggestive e ampie cascate. Qui si trova quella di "S'illiorai", che si forma quando le pioggie sono più frequenti regalando uno spettacolo davvero particolare, e le suggestive cascate "Sas lapias", dove l'acqua si tuffa da un costone di granito nero.

Una delle foreste storiche della Sardegna, acquisita dal demanio fin dal 1914 è quella denominata "Sos littos". La foresta è caratterizzata dalla presenza di formazioni vegetali e specie faunistiche di elevato valore naturalistico. Fra queste ultime si segnalano popolazioni di daini (Dama dama), cinghiali, volpi, gatti selvatici, martore, lepri sarde e donnole. Il complesso forestale ospita inoltre un recinto per il ripopolamento dei mufloni (Ovis ammon musimon), finalizzato alla loro reintroduzione che, in parte, è già stata attuata. Ma dal punto di vista faunistico l'elemento di maggior interesse è dato dalla presenza dell'aquila reale, il cui sito di nidificazione è localizzato nei pressi del monte Tepilora. Non è comunque difficile avvistare il falco pellegrino, lo sparviero e la poiana.

Economia
Paese di antica tradizione pastorale, Bitti ha ancora oggi un'economia basata prevalentemente sulle attività legate all'allevamento delle greggi e all'agricoltura.
Rinomati i prodotti derivanti dalla lavorazione del latte, in particolare formaggi pecorini e caprini. Sul territorio operano diverse aziende zootecniche e piccoli caseifici specializzati nella produzione del pecorino DOP.

Tra le altre attività artigianali, da ricordare la produzione del "pane carasatu", della salsiccia e dei vini, l'intarsio del legno, la lavorazione del ferro, dei marmi e dei graniti, delle ceramiche artistiche e della lana per tappeti.