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Storia

storia
Il nome Mogoro avrebbe origine, secondo il canonico Spano, da "Mahor" (stanziamento) o "Mogheròs" (luogo faticoso), oppure dal fenicio "Makor" che avrebbe avuto il significato di fonte, in riferimento a due antiche sorgenti d'acqua dalle quali attualmente deriverebbe il nome dei rioni di "S'arrocchibi" e di "Funtanedda". Successivamente Ferrer ha ascritto le origini del toponimo al catalano antico "Mùgoro" o alla variante dialettale di minorca "Mugarò", dal significato di mammella.

Il territorio del paese, nucleo di vivace antropizzazione fin dai tempi più remoti (Paleolitico superiore), è ricco di emergenze archeologiche che, ad iniziare dal nuraghe monotorre "Su Gunventu", includono il sentiero nuragico di "Siaxi", l'antico complesso di "Nuraxi Nieddu" e le vestigia del "Nuraghe Arrubiu", ovvero il nuraghe rosso, così chiamato perché interamente ricoperto di licheni.
Il territorio dei nuraghi, coperto di lecci e fitta macchia mediterranea, cede ben presto spazio al sito nuragico detto "Puisteris" e caratterizzato da un terreno incolto e ricco di ossidiane e di manufatti in terracotta, resti della cultura prenuragica (Neolitico medio) detta di "Bonu Ighinu" che deve il suo nome alla zona del Comune di Mara in cui fu scoperta la grotta di "Sa Ucca de su Tintirriolu" ("La bocca del pipistrello").

Si ricordano, per il loro impianto architettonico e il loro potere evocativo, il santuario nuragico di "Cuccurada", il nuraghe "Mont'e ita", in località Scarrebi, il nuraghe di Arrazzu e il "Nuraxi de mudegu".
Nei siti archeologici sopra citati sono emersi anche resti risalenti al Neolitico recente, in particolare in riferimento alla cultura di San Ciriaco, generalmente caratterizzata da una iportante produzione di vasi, e alla cultura di Ozieri, corrispondente al Neolitico finale/Calcolitico, che ha lasciato notevoli emergenze nei siti di "Is arenas", "Is nuracis", "Mannias" e "Nuraxi serra sa furca".

Durante il periodo giudicale, Mogoro fu il centro principale della curatoria di Parte Montis. Fra il 1421 e il 1436 fu della famiglia Tola e, successivamente, dei Manca. Nella prima metà del 1500 appartenne ai Sanjust per poi passare ai conti di Quirra nel 1603.
In epoca sabauda il territorio seguì il destino dei feudi del regno e venne riscattato come prevedeva la Carta reale del 12 maggio 1838, fortemente voluta da Carlo Alberto.

Le chiese del paese sono antiche e interessanti dal punto di vista architettonico e stilistico. La chiesa del Carmine, in stile romanico gotico, costruita all'inizio del XIV secolo e realizzata in blocchi di arenaria bianca, appartenne al convento dei Carmelitani fino al 1855, in seguito alla "legge Siccardi" e al passaggio dei beni ecclesiastici allo Stato. L'edificio presenta piccoli archi gotici trilobati nella fascia inferiore della facciata, motivo decorativo ripreso anche nei muri esterni. Tutt'intorno una grande piazza in pietra e il giardino dominati sul cucuzzolo della vicina collina dal nuraghe "Su gunventu".

La chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena, edificio tardo-romanico con qualche inserto barocco, situata nel centro del paese, presenta otto cappelle laterali fra le quali risulta essere più evidente la cappella dedicata alla Madonna del Rosario. All'interno della chiesa è custodita la croce processionale che la tradizione descrive come proveniente dalla vicina Bonorcili, portata dalla pia donna Giuanna Zonca durante le incursioni saracene. La navata è, inoltre, decorata da un affresco di Battistino Scano, noto come Baciccia, pittore cagliaritano.

La chiesa della Madonna di Cracaxia, dedicata alla Vergine Assunta e circondata da vigneti e oliveti, sorge nei pressi di una villa medioevale dell'antica curatoria di Bonorcili, distrutta dai saraceni nel XV secolo quando la maggior parte dei superstiti si rifugiò a Mogoro. L'edificio risale probabilmente all'anno Mille. Nel 1750 subì una parziale demolizione e parte del materiale fu impiegato per fabbricare l'antico ponte sul rio Mogoro. Nel 1921 la chiesetta venne ricostruita e nel 1979 venne di nuovo restaurata con una sottoscrizione popolare, a dimostrazione della diffusione del culto per la Vergine.
Infine, la piccola chiesa di Sant'Antioco, un tempo patrono di Mogoro, sorge su una collina che domina la vallata. Si accede all'edificio tramite una scalinata in basalto nero.

Tradizioni
Le tradizioni e si saperi di Mogoro sono fortemente ancorati al ricordo dei telai un tempo presenti nelle case del paese. Questa tradizione ancora oggi continua nella realizzazione delle eccellenti manifatture tessili che annoverano fra i loro tesori i ricchi e decorati arazzi. Tale tradizione ha preso nel 1961 i contorni della ormai nota "Fiera del tappeto e dell'artigianato", una iniziativa che non è solo espressione dell'amore degli artigiani per la storia del proprio paese, ma anche un elemento trainante per le altre produzioni artigianali come gli scanni impagliati, i mobili in ginepro o in noce e le tipiche cassepanche, ornate con rosoni, galletti e figure geometriche, che un tempo non potevano mancare nella dote delle ragazze da marito.
Tra le altre produzioni artigianali ricordiamo i tradizionali "cannaccas", i colorati collari per i buoi usati durante le processioni religiose, le coperte da corredo, chiamate "is fanigas", o "is coberibangus", adoperati per coprire le casse, e le bisacce ("is bettuas").

Anche il settore agroalimentare ha sempre avuto a Mogoro una grande importanza. A dimostrazione di ciò sono rimaste le testimonianze che parlano di un antico mulino, molto attivo agli inizi del Novecento, e di un caseificio e pastificio.
Attorno ad aratura e semina, mietitura e macinazione del grano si sono sviluppati usi e consuetudini che attualmente sono in grado di esprimere gli antichi sapori del paese.
Il mondo agropastorale dettava le sue regole anche nella vita delle famiglie e dava agli ambienti della casa un suo preciso ruolo, derivante dal lavoro che in esse si svolgeva: per esempio la stanza della farina, dove le donne separavano la crusca dal grano, era chiamata "sa domu de sa farra". Nella cucina, invece, veniva preparato il pasto a base principalmente di carne di maiale, agnello, "malloreddus" (gnocchetti sardi) o "sa fregua", pasta di semola di grano duro preparata in un recipiente in terracotta dal fondo ampio e piatto e dai bordi simili ad un catino ("sa scivedda").

Fra le leggende e le antiche storie tramandate di generazione in generazione si ricorda quella legata ad un miracolo avvenuto il lunedì di Pasqua del 1604. Durante la distribuzione della Comunione, due uomini vollero prendere parte al sacramento, nonostante non avessero confessato i loro gravi peccati. Nel momento in cui presero l’ostia consacrata, la lasciarono cadere a terra, come se avesse loro bruciato la lingua. Le ostie lasciarono un segno sulla pietra sulla quale caddero, che è visibile ancora oggi. A ricordo di questo fatto, ogni anno la domenica seguente alla Pasqua si svolge una processione con tutti i fedeli.

Territorio
Mogoro si estende sul versante meridionale del monte Arci, nella parte meridionale di Oristano. Il territorio fa parte del "Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna" ed è caratterizzato da un clima caldo-temperato con autunni piovosi e estati calde. La rete idrica è composta da corsi d'acqua a carattere temporaneo che, in periodo invernale, vedono riempire i loro argini.

Fra i corsi d'acqua ricordiamo "riu Mogoro", nel quale confluiscono altri fiumi minori come il "riu Flumineddu". Durante la stagione piovosa si formano sul terreno numerosi piccoli stagni temporanei, chiamati "paulis", che diventano micro habitat per varie specie della flora e della fauna. Fra le sorgenti d'acqua ricordiamo "Is carrelis", "Santa Ittoria" e "Serra muru".

Economia
Mogoro è un paese in cui l'attività economica viene svolta nel rispetto delle tradizioni. La sua è infatti un'economia basata sull'agricoltura, sull'artigianato e sulle attività commerciali. In particolare, oltre alla produzione di ottimi vini, il paese è noto per la Fiera del Tappeto, durante la quale la tradizionale tessitura del tappeto sardo viene promossa non solo ad un livello locale, ma anche a livello internazionale.