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Storia

storia
La presenza dell'uomo nel territorio di Meana Sardo risale al IV millennio a.C., ne sono testimonianza le statuine obese rinvenute a "Polu" (nei pressi di una cava) nella località al confine tra Atzara e Belvì.

Molto diffusa è anche la presenza di comunità nuragiche, che hanno lasciato torri e strutture megalitiche in almeno una decina di siti diversi. Il nuraghe quadrilobato di Nolza è uno dei più importanti della Barbagia Mandrolisai. In epoca nuragica Nolza era "la piccola capitale di un vasto cantone nuragico".
Vicino al paese sono presenti numerosi nuraghi ben conservati, come il nuraghe di Maria Incantada.

Il paese conserva, in diverse parti del suo territorio, molteplici tracce di insediamenti di epoca romana e bizantina, come la fonte romana nella località di Polcilis, l'iscrizioni apotropaica "Funtana maore", "Genn'e omos", "Is contones", "S'enna 'e sa pira" e "Laldà" (tombe romane).

Nel Medioevo appartenne al giudicato di Arborea, per poi venire incorporato nella signoria della Barbagia di Belvì.
Citazioni e documenti sul Meana Sardo si trovano nel condaghe di Santa Maria di Bonàrcado nel secolo XII, e nel libro delle "Rationes Decimarum Italiae" del 1342.

All'interno del centro abitato è interessante ammirare i resti della vecchia architettura del centro storico, dove appaiano sparsi, elementi decorativi di porte e finestre in stile gotico-aragonese, stemmi araldici, capitelli in trachite, mostre in rilievo di figure femminili, portali archivoltati, vecchie chiese.
Particolarmente interessante è la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, edificata nel secolo XVI su un impianto più antico citato nelle Ratio Decimarum Sardiniae del 1321, mentre il campanile fu terminato nel 1673 e presenta nella muratura interessanti fregi riferibili al ciclo agrario e alla cultura contadina.
A pochi chilometri dal paese si trova la chiesetta campestre di San Lussorio che, profanata nel 1673 ed abbandonata, fu ricostruita nel 1858.

Un'importante testimonianza della società agro-pastorale è data dalla presenza de "Is dominarius"), vecchie case coloniche delle famiglie benestanti, "Is Accilis" che, in gran numero, esistono tutt'ora nel nostro territorio e "Is cerinas", gli ovili dei pastori ormai in disuso.

Tradizioni
Essendo un centro dalle antiche origini, Meana Sardo custodisce ancora le sue vecchie tradizioni, basterà visitare il paese nel mese di ottobre, per "Cortes Apertas", quando per l'occasione si aprono le "cortes" (i cortili), le "domos antigas" (le case antiche) e i "magasinus" (le cantine) con esposizione e vendita delle produzioni agroalimentari artigianali e artistiche locali.

Territorio
Meana Sardo appartiene alla regione storica della Barbagia di Belvì, il territorio si sviluppa con una morfologia aspra e prevalentemente collinare e montuosa, ai margini del versante sud-ovest del massiccio del Gennargentu. Le altitudini medie sono intorno ai 600 metri sul livello del mare, con la massima di 1083 metri a "Bruncu Sant'Elia" e la minima di 200 metri a "S'abba e su melone".
I corsi d'acqua che lo attraversano sono numerosi: il principale è l'Araxisi che riversa le sue acque nel Tirso. Tra i corsi minori rio Gesaru, rio Bioria, rio Gunnarellia e rio Tonaresu, affluenti dell'Araxisi, e rio Situs, rio 'e Lardai, rio S'orroa 'e sa figu.

Il terreno è particolarmente segnato dal pascolo e dalla presenza dei ricoveri in pietra dei pastori, "is pinnazzus", a conferma della grande tradizione di Meana come centro di allevamento.

Roverella e sughera (Quercus Pubescens e Quercus Suber) sono le piante più presenti; altre specie rappresentative sono l'olivastro, il corbezzolo, la ginestra, il lillastro, il lentischio, il mirto, il cisto, la rosola, l'asparago e l'erica.