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Storia

storia
Muravera, antico luogo abitato fin dal periodo preistorico, si adagia nella zona del Sarrabus che deve il suo nome all'antico termine fenicio di Sarcapos, importante centro commerciale usato anche dai romani in età successiva, oppure all'appellativo "Is arrabus", derivante dalle numerose invasioni di cui il territorio fu oggetto.

A testimonanza di un ricco fermento culturale e urbanistico permangono le domus de janas, tombe scavate nella roccia presenti in particolar modo nella zona di monte Nai, e il complesso megalitico di "Cuili Piras", formato da cinquantatre menhir e da un nuraghe completamente immerso nel verde degli arbusti mediterranei.
Nelle vicinanze dello stagno di Piscina Rei rimangono i resti di un altro complesso megalitico al quale in epoca romana fu sovrapposto il villaggio di "Susalei", composto da capanne e da edifici di impianto piuttosto squadrato e realizzati in pietra arenaria.
A est dell'altopiano chiamato "Pranu sa Siliqua" si estendono i resti megalitici di nuraghe "Scalas", che fra i tanti menhir annovera anche due pietre antropomorfe.

Appare importante citare la tomba "Arcu ziu Marinu" che, se vista dall'alto, assume i contorni taurini tipici delle culture mediterranee.
Molto importante è anche il complesso megalitico di "Baracca su entu" che in epoca romana vide sorgere il villaggio di Porto Sipicio e che a poca distanza ospita la necropoli di "Casa Murgioni" e alcuni betili, sculture amorfe poste ai confini dell'area sacra per ricordare ai vivi la presenza dei defunti.
Fra i nuraghi, invece, si ricordano il nuraghe "Murtas", situato al confine con la piana alluvionale di "Foxi padrionnas", il nuraghe "S'acqua seccis", in località "S'enni", i resti di nuraghe "Orcu", il nuraghe a pianta quadrata chiamato "Ponzianu", in località "Baccu tassonis", il nuraghe Sa spadula, avvolto da una fitta vegetazione, e il nuraghe "Santoru", in località "Sa spadula".

Del periodo punico rimangono evidenti e importanti tracce nella sommità di una collina nei pressi di monte Nai, resti di una fortezza che molto probabilmente fu edificata per difendere la costa dagli attacchi esterni.

In epoca medievale il paese fece parte del giudicato di Calari, all'interno della "curadoria del Sarrabus", che si estendeva all'incirca lungo i territori corrispondenti alle province di Cagliari, Carbonia Iglesias e Ogliastra.
Il paese, identificato con il nome di Murahera, che sarebbe derivato dal sardo "mura" (albero del gelso) e "vera" (commestibile), nella seconda metà del XIII secolo passò sotto i domini del giudicato di Gallura.
Nel primo ventennio del 1300 fu dominio aragonese, feudo della famiglia Carroz, dei Centelles e successivamente della famiglia Osorio.

Nel XV secolo venne annesso al comune anche il territorio di Petrera, ora il rione più antico del paese. In seguito Muravera vide sorgere molte Ville come quella di Carruti e quella di Sorrui, situata nel luogo ove oggi sorge la cosiddetta "Torre dei dieci cavalli", probabilmente abbandonata fra il 1300 e il 1400.

A causa delle frequenti incursioni da parte di predoni e barbareschi vennero edificate, fra il XIV e il XVIII secolo, numerose torri difensive e d'avvistamento fra le quali la "Torre dei dieci cavalli", già adoperata nel 1581, risalente presumibilmente all'epoca spagnola e così denominata per la probabile presenza di dieci cavalieri pronti a dare l'allarme alla popolazione civile, la torre di Monti Ferru, eretta in località Capo Ferrato con lo scopo di vigilare sul versante di Costa Rei e di Feraxi, e la torre Salinas, edificata all'incirca nel 1650 a guardia delle saline di Colostrai e del circondario, che guarda verso la "Torre dei dieci cavallli" e crea con essa un filo visivo di notevole utilità per il controllo delle coste.

Grazie alla documentazione prodotta dai pisani nel 1300 è oggi possibile rilevare la presenza di villaggi adiacenti al paese, come Sorrui, Petrera e Caruti. Proprio alla nascita di questi villaggi si deve la costruzione successiva di numerosi luoghi di culto fra i quali sono pervenuti intatti, o modificati durante i secoli, la parrocchiale di San Nicola di Bari (XVXVI secolo), con una sola navata e il presbiterio a forma quadrata, che custodisce due retabli in legno di epoca barocca, e la chiesa di Santa Lucia, edificata nel XVI secolo su pianta rettangolare irregolare.

Si ricordano inoltre la chiesa di Santa Maria, il cui impianto architettonico, con il suo campanile a vela, risale alla seconda metà del XVII secolo, la chiesa di San Giovanni Battista, ristrutturata e ricondotta alle sue antiche origini nel 2004, la chiesa di Sant'Antioco, situata ai piedi del monte Bruncu Sant'Antioco e realizzata in blocchi di pietra locale.

A testimoniare, invece, lo sviluppo urbanistico e civile del paese, sorgono il portico Petretto e "Sa domu de is candelajus". Il portico Petretto fu costruito nel XVII secolo e i racconti degli anziani lo attribuiscono alla famiglia Petretto, che lo volle realizzare per collegare le sue due abitazioni nel centro storico del paese.
"Sa domu de is candelajus", ormai museo delle tradizioni del paese, sempre situata nel centro storico, presenta intatta la tipica struttura delle case del Sarrabus: un grande portale d'ingresso, "Su potali", una loggia chiamata "Su stalu" e l'edificio delle cucine, separato dal resto delle abitazioni, che prendeva il nome di "Su foxili".
Al piano superiore le camere padronali e il sottotetto, denominato "Su stazzu", nel quale venivano depositati e custoditi i cereali.

Tradizioni
Le tradizioni e i saperi di Muravera si esprimono nella ricca produzione artigianale che, specialmente negli ultimi anni, ha avuto un forte impulso grazie ai molti laboratori e ai loro prodotti ottimamente inseriti nel mercato turistico.
L'arte della ceramica, testimone del percorso culturale e artistico della cultura popolare, coniuga i decori tradizionali con la fantasia e l'estro artistico dei singoli artigiani, mentre l'antica arte della tessitura, legata alla diffusa presenza dei telai nelle antiche case, propone ad appassionati e collezionisti vere e proprie opere d'arte decorate con fiori e rabeschi a rilievo su scialli, tappeti e tendaggi.

Nel territorio di Muravera si è inoltre ritagliata sempre più spazio nel panorama artigianale e commerciale l'arte della lavorazione del giunco, dell'olivastro o del lentischio per la realizzazione di cestini, e della lavorazione del vetro e del rame, spesso orientata verso la creazione dei tipici manufatti prenuragici. Inoltre, l'arte orafa offre una serie di oggetti, specialmente in filigrana, come anelli, orecchini, monili e bottoni mammellari.
Sempre dalle canne di palude proviene il grande contributo dato dalla natura sarda per la realizzazione dei suoni delle launeddas, strumento a fiato realizzato con le canne palustri, presente dalla notte dei tempi nelle musiche tradizionali sarde.

Anche il cibo occupa nelle tradizioni di Muravera un'importanza che va ben oltre il semplice nutrirsi e che invece assume nella vita sociale e familiare un ruolo primario. Diffusissima è, pertanto, la produzione artigianale del pane nelle sue numerose forme e sapori come "Su xivraxiu" e "Su Coccoi", di semola grossa, o il pane bianco, particolarmente adatto per le pietanze del pranzo e della cena che, per la loro varietà, lasciano il turista sorpreso e piacevolmente impressionato. Fra i formaggi si citano infatti "Su Callu", crema piccante ricavata dal latte cagliato, "Su casu axedu", ricavato dall'acidificazione del latte insieme al siero del caglio, e infine "Su callau" che si ottiene immergendo "Su casu axedu" in acqua e sale e che viene adoperato per insaporire la pasta e le minestre.
Hanno grande rilievo nei pasti principali anche i vini, i liquori, i dolci, come "Is pardulas" formaggelle dolci preparate con formaggio fresco o "Su cixirau", antico dolce fatto di ceci di sapa e miele, comunemente diffusi anche in tutti gli altri paesi dell'Isola.

Moltissime le feste storiche del paese fra le quali è doveroso citare quella degli agrumi, nata nel 1971, e quella non ancora reintrodotta di San Giovanni Battista, celebrata l'ultima volta nel 1922 e risalente al 1300. La chiesetta di San Giovanni, indissolubilmente legata al culto del Santo e alla sua festa, fu utilizzata fino al XVI secolo e successivamente abbandonata a causa delle incursioni dei predoni.
Si può trovare una descrizione approfondita della festa di San Giovanni negli archivi della chiesa parrocchiale che parlano di una tipica festa campestre in cui il cocchio con il simulacro del Santo, trainato da una coppia di buoi e accompagnato dalla confraternita del Rosario e da tutta la popolazione, percorreva il tragitto dal paese alla chiesetta.

Territorio
Il territorio del comune, situato alle pendici del monte Nieddu, si estende verso la pianura che fiancheggia il Flumendosa ed è caratterizzato da un lungo tratto costiero comprendente numerose spiagge come quella di San Giovanni, Costa Rei, Feraxi e Colostrai.

La spiaggia di San Giovanni, di natura quarzosa, si estende, bordata di macchia mediterranea, all'ombra della "Torre dei dieci cavalli". La spiaggia di Torre Salinas è invece racchiusa in un promontorio dominato dalla "Torre delle saline", caratterizzata da uno spuntone roccioso su cui sorge la torre che offre uno fra i più suggestivi panorami sul mare sardo.
La spiaggia di Colostrai, che si estende per 2 km, è ricca di dune ed è superata in lunghezza da quella di Feraxi che prosegue ininterrottamente fino alla foce del rio "Corr'e pruna".

Appare doveroso ricordare le spiaggia di Portu de s'illixi, piccola insenatura compresa fra le lingue di terra di Capo Ferrato, e la spiaggia di Cala sa figu, caratterizzata dalla sua forma semicircolare. Infine, Capo Ferrato, Porto Pirastru e lo scoglio di Peppino, con la sua suggestiva posizione in seno al mare cobalto, concludono un elenco di luoghi che da solo basta a presentare al turista e agli appassionati di bellezze naturalistiche un più che eloquente biglietto da visita dell'intero territorio.

I mari antistanti la costa sono assai pescosi e abitati da varie specie ittiche come anguille, spigole, sogliole, orate e cefali.
Le vallate sono particolarmente fertili e ricche di agrumi come arance, mandarini, pompelmi, clementini e limoni.
Negli ultimi anni il paesaggio ha subito modifiche grazie alla diversificazione agricola che ha portato all'impianto di vigneti e di colture orticole.
Appartiene al comune di Muravera la foresta di Baccu arrodas dominata dal Brancu Nieddu mannu e attrezzata per le escursioni e le passeggiate nella macchia mediterranea.

Economia
Il sistema economico del paese è basato sia sulla tradizionale attività dell'agricoltura, della pastorizia e della pesca, sia sul recente sviluppo turistico che, specialmente negli ultimi anni, ha subito una sorprendente evoluzione grazie alla bellezza del mare e delle spiagge.

Fra le produzioni agricole si ricorda quella degli agrumi, coltivati nelle fertili pianure irrigate dal flumendosa, del riso, del miele e dei vini la cui qualità è stata riconosciuta con l'attribuzione della denominazione DOC.
Anche l'artigianato ricopre un ruolo rilevante per l'economia del paese: tappeti, cestini, vassoi e oggetti in legno sono particolarmente apprezzati da turisti e collezionisti e integrano tradizioni e esigenze di mercato.