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Storia

storia
Il suo toponimo pare abbia origine dal latino "nucetum", in riferimento ai boschi di noci presenti in tempi passati nella zona.

Pur sorgendo su un territorio ricco di emergenze archeologiche di origine prenuragica e nuragica, il tessuto urbano di Nughedu San Nicolò ha origine medievali, periodo durante il quale fu amministrato dai giudici di Torres e fece parte della curatoria di Nughedu. Successivamente fu oggetto di contesa fra il giudicato di Arborea, i visconti di Gallura e i Doria che nel XIII secolo lo ottennero in feudo a dispetto delle truppe occupanti del giudice arborense.

Fra le più importanti emergenze archeologiche si ricorda la necropoli di "Sos furrighesos", che comprende oltre 20 domus de janas e si estende su un suggestivo costone roccioso presso la strada per Ittireddu.
Le tombe presenti nella necropoli sono rilevanti per i decori a festoni o a protome taurina come quelle presenti nella tomba detta "de su re" che presenta un ingresso, ornato da una stele decorata ad altorilievi, e un ambiente principale affiancato da due altri piccoli vani.

Il territorio offre anche una congerie di nuraghi come quelli di "Elighe dulche", di "Codinas", di "Mannu", di "Monte paradiso", di "Pianu 'e padres", di "Su pedrosu", "Sa coa", "San Pietro", "Frades", "Funtana fria" e "Orvenza".

Nel 1325 i Doria espressero la loro ostilità nei confronti della corona aragonese e, approfittando di questo dissidio, le truppe arborensi occuparono definitivamente Nughedu unendolo a Montacuto.

Il possesso del paese da parte degli Arborea fu ufficializzato dal re nel 1339 che lo assegnò definitivamente a Giovanni, fratello di Mariano IV giudice di Arborea. Quest'ultimo, rifiutando di prestare atto di vassallaggio al fratello, fu arrestato e Nughedu fu invaso dalle truppe del giudice dopo anni di lotte e rivendicazioni da entrambe le parti in causa, compresa la corona d'Aragona.

Successivamente alla battaglia di Sanluri (1410), il paese fu assegnato in feudo al visconte di Narbona e, una volta passato alla corona spagnola, fu dato ai Centelles che, diviso il territorio in numerose contrade, assegnarono Nughedu ad un amministratore di Ozieri. Una lunga contesa di tipo giudiziario permise successivamente ai Borgia di prendere possesso del paese e del suo territorio e di gravarlo di nuove e ingenti tasse.

Dal 1740 il paese passò ai Pimentel e successivamente ai Tellez Giron che lo ressero fino al 1838, anno in cui, in seguito alla Carta reale, fu riscattato definitivamente dallo stato di vassallaggio.
Nel 1848, abolite le province, fu annesso alla divisione amministrastiva di Nuoro e nel 1859 entrò definitivamente nella provincia di Sassari, alla quale tuttora appartiene.

Il centro storico del paese ha preservato fino ai nostri giorni il suo assetto medievale con numerose chiese, come la parrocchiale di San Nicola, accanto alla quale sorgeva l'importante oratorio del Rosario, ormai demolito nel 1960. Si ricordano inoltre la chiesa di San Sebastiano, originaria del XVII secolo, abbellita con austeri decori tardo gotici e coperta da un'essenziale volta a botte. La chiesa di San Sebastiano, chiusa ai fedeli nel 1800 e utilizzata come scuola, fu poi riaperta successivamente al culto nel 1960.

Le chiese che sorgono fuori dal centro abitato sono quella gotico-catalana di San Pietro, originaria del XV secolo, quella tardo gotica di Sant'Antonio Abate, caratterizzata da un'unica navata e da un piccolo campanile a vela, e quella dedicata ai Santi Cosma e Damiano, caratterizzata da forme tardo romaniche e da un impianto mononavata molto semplice.

Il centro del paese è tuttavia rappresentato dalla piazza Marconi, luogo di incontro sociale ornato da una fontana originaria del secolo Romantico e circondato da graziose palazzine la cui costruzione risale all'inizio del secolo.

In corrispondenza dell'ingresso del paese, in fondo alla valle sulla quale esso si estende, sono visibili alcune abitazioni ricavate dalle fenditure nella roccia, molto suggestive e pittoreche.

Nughedu San Nicolò è famoso anche per aver dato i natali agli scrittori e intellettuali Cicitu Masala, Forico Sechi e Salvatore Corveddu "Grolle".

Tradizioni
E' possibile ritrovare le usanze e gli antichi sapori di Nughedu San Nicolò nelle ricorrenze e nelle pietanze che ancora vengono preparate, specialmente nei giorni di festa, come la festa di Sant'Antonio abate, considerata la più nota del paese.

Fra le pietanze si ricordano particolarmente il "Poddhine", pasta di pane usata anticamente dai pastori nel periodo della transumanza e di lunga permanenza fuori da casa, le "Paneddas" e le "Pirittas", pietanze a base di formaggio.

E' opportuno citare anche la festa di San Pietro, durante la quale viene acceso un grande falò e viene organizzata la sagra de "Sas panafittas", pietanza a base di pane che si riallaccia agli antichi lavori legati al calendario agricolo.

Territorio
Posto a 577 metri sul livello del mare, il territorio di Nughedu San Nicolò si estende con la sua forma trapezoidale fra la piana di Chilivani e la catena montuosa del Goceano, incastonato in una piccola valle circondata da boschi di lecci e querce.
Il suo andamento collinare è addolcito dalla presenza di numerosi corsi d'acqua facenti parte della rete idrica del Coghinas e confluenti parzialmente nel lago Lerno.
Il paese è diviso da una strada che si biforca in direzione di Bultei e verso la località montana di "Sa fraigada".

Economia
I comparti che fungono da volano dell'economia del paese e del territorio sono quello dell'allevamento, al quale si affianca quello lattiero caseario, e quello cerealicolo e delle nocciole.
In via di sviluppo anche il settore industriale, orientato verso la produzione alimentare, il settore dell'edilizia e della lavorazione del legno, della pelle e del ferro. Ormai rinomate sono anche l'antica arte del ricamo e la produzione di pane e di dolci.