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Storia

storia
Villacidro, la cui nascita risale probabilmente al II secolo d.C. si adagia sulle ultime propaggini sud-orientali del complesso del monte Linas, che la proteggono dai venti freddi del nord.
Questa felice disposizione geografica del territorio e la grande abbondanza d'acqua delle numerose valli che lo solcano , per perdersi poi nell'uniformità della pianura, attirò, fin dai tempi della preistoria, insediamenti umani di una certa consistenza.

La presenza dell'uomo del Neolitico e dell'età del rame è documentata in molti siti: piccole comunità si insediarono in tutta la circostante zona di Seddanus, a Cannamenda, a Seddus (S'ena 'e Seddus, cioè la vena di Seddus) e lungo tutto il corso del rio Villascema e del rio Leni, dove sono state rinvenute numerose stazioni di lavorazione dell'ossidiana.
La presenza umana si consolidò nell'età nuragica. Si hanno importanti testimonianze nel villaggio di Cottega e nei nuraghi di Narti, Nuraxi, Cuccur'e crabas, Cuccuru muntoni e Genna uraxi.

Anche in età romana il territorio di Villacidro fu popolato intensamente, ne sono testimonianza le tombe scoperte nella II metà dell'Ottocento a Seddanus, Ruinas, Is guardias, Villascema, S'aqua cotta, Sabodduse e la necropoli, mentre a Nuraxi e a Bangiu si possono ammirare i ruderi di due terme romane.

Probabilmente Villacidro sorse intorno a una villa, dimora di qualche "potente" attratto dalla fertilità del suolo, dall'abbondanza delle acque, dalla maestosità dei boschi.

Villacidro, la "villa citra", la villa di qua dal fiume, crebbe gradatamente e si contrappose a Leni, il centro abitato più antico.
Inizialmente il paese venne chiamato, "Xedri de Leni", come risulta da alcuni documenti del 1322, mentre nel 1328, prese il nome di "Villacidro de Leeni", probabilmente per indicare la dipendenza del centro dal villaggio più importante, Leni.

Nel 1414 il paese di Villacidro e quello di Leni erano disabitati. Alfonso V, col regio diploma del 27 ottobre dello stesso anno, cedette "l'incontrada di Parte Ippis", eccetto Villacidro, a Giovanni Civiller.
Nel 1420 Villacidro era un villaggio in forte ripresa, grazie al nuovo regio diploma, che aggiunse agli altri feudi del Civiller quello di Villacidro.

Nel 1582, con la morte di Fabrizio Gerp, il feudo che oltre Villacidro comprendeva anche Serramanna, tornò "sotto la giurisdizione regia".
Il 4 giugno del 1594 il feudo di Villacidro venne ceduto dal re Filippo II a don Giovanni Gerolamo Brondo. Il feudo restò in mano ai Brondo per quasi un secolo.
Dal 1668 in poi l'eredità passò di mano in mano fino al 16 settembre del 1744, anno in cui il marchesato di Villacidro e Palmas fu confiscato per decreto del re Carlo Emanuele III.

Il passaggio dalla dominazione spagnola a quella sabauda non produsse sensibili miglioramenti, ma il paese, con regio editto del 4 maggio del 1807, divenne la prima tra le 15 residenze prefettizie, con competenze amministrative e giudiziarie su 43 comuni.

Tra la prima e la seconda metà dell'Ottocento, almeno sul piano politico-culturale, Villacidro visse il suo momento di gloria. Quelli furono anche gli anni più difficili perché i villacidresi erano sempre più poveri, a causa della scarsa produzione di grano, degli speculatori, della terribile carestia.

Dopo l'editto delle chiudende del 1820 e l'abolizione dei feudi del 1836, cominciò a verificarsi una lenta trasformazione della società e dell'economia agro-pastorale, che in poco tempo portò alla formazione della proprietà privata.

Il paese infatti si sviluppò e nella prima metà del Novecento arrivò a coltivare e a rendere fertili anche le sue colline e le sue montagne. Alla fine dello stesso secolo, esplose lo sviluppo industriale. Le fabbriche portarono benessere e di conseguenza l'abbandono di molte campagne.

Tradizioni
Numerose sono le tradizioni che da secoli si tramandano e si rinnovano. Si tratta per lo più di manifestazioni legate alle tradizioni agro-pastorali e religiose del centro.
Nei primi giorni dell'anno le antiche vie del centro storico sono animate da "Su trigu cottu", un'usanza contadina secondo la quale è di buon auspicio offrire in graziose ciotole del grano cotto ed insaporito con la "sapa".
La tradizione vuole che Villacidro sia il paese delle streghe, (cogas e bruscias). Gli abitanti si sono sempre difesi dai loro malefici invocando il santo che le sconfigge e ne annulla i sortilegi, San Sisinnio.

Territorio
Graziosa cittadina della Sardegna sud-occidentale, da poco diventata capoluogo della nuova provincia del Medio Campidano, Villacidro è celebre per il ricco ambiente naturale che caratterizza i suoi dintorni. Adagiata su una posizione suggestiva e singolare ai piedi del monte Linas, offre numerosi punti panoramici che si dispiegano tutto intorno e che regalano spunti per rilassanti e salutari passeggiate.

Il suo territorio, uno dei più caratteristici della Sardegna, riveste un grande interesse dal punto di vista geologico, faunistico, floreale e storico-minerario. Splendide le sue vallate e le numerose chiese campestri, i siti minerari ormai abbandonati, testimoni di una intensa attività passata, senza dimenticare le famose cascate, la più importante delle quali è certamente "Sa spendula", citata da Gabriele D'Annunzio in un sonetto. Il suo territorio è inserito nel vasto parco culturale Giuseppe Dessì.

Villacidro offre numerose possibilità di itinerari adatti alle diverse tipologie di turisti, percorsi tematici e diversificati offrono la possibilità di conoscere il territorio e di mostrare le sue molteplici peculiarità. Passeggiare nelle vie del centro storico, caratterizzato da stradine e scalette portano a scoprire un patrimonio artistico e architettonico, caratterizzato da monumenti, chiese, abitazioni private di grande pregio architettonico ed i piccoli ma singolari musei. Si possono ammirare le affascinanti lavorazioni in ghisa presenti nel lavatoio in stile Liberty della fine dell'Ottocento e maestosi portali tipici delle case campidanesi con i loro grandi cortili interni.

Le bellezze naturali di cui il territorio è ricco permettono molteplici e suggestivi itinerari, dalle cascate (Muru mannu, con i suoi 72 metri è la cascata più alta della Sardegna), alle cime più antiche d'Europa del Monte linas.

Visitando il paese è d'obbligo soffermarsi ad ammirare il singolare museo dell'arte farmaceutica "Sa potecaria", che ospita numerosi e antichi strumenti farmaceutici e che, nel suo genere, rappresenta l'unico esempio in Sardegna.

Economia
Fino agli anni sessanta l'economia del paese si reggeva sulla produzione agro-pastorale. In seguito, le fabbriche diedero una svolta decisiva all'economia e alla cultura del paese.