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Storia

storia
Il territorio sul quale sorge Viddalba è percorso dal fiume Coghinas, anticamente navigabile. Si presenta rigoglioso e fertile, particolare non trascurato dalle popolazioni preistoriche della prima età del Bronzo (XVIII secolo a.C.) e dai nuragici che si insediarono prevalentemente lungo la sponda destra del fiume Coghinas.
Anche i Romani sfruttarono la navigabilità del fiume e la fertilità della piana. Sono presenti infatti importanti testimonianze come domus de janas, nuraghi, un villaggio nuragico, un insediamento abitativo, un ponte e una necropoli di età punico romana. La necropoli venne fondata sul decaduto villaggio nuragico in località San Leonardo, presso l'omonima chiesetta. Durante gli scavi effettuati agli inizi degli anni ottanta sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici di notevole importanza quali vasi, monili, amuleti di tradizione punica, fibule e stele funerarie "a specchio" con figure umane stilizzate. Tutti i materiali ritrovati hanno permesso di allestire l'attuale Museo Civico Archeologico, divenuto uno dei più importanti della provincia di Sassari.

Il centro abitato sorse nel Medioevo, sviluppandosi alle spalle del fiume Coghinas, nella zona denominata "Vidda Ecchja". Il suo nome compare per le prima volta, come "Villa Alba", nel Condaghe di San Pietro di Silki e nel condaghe di San Michele di Salvennor, databili ai secoli XI- XIII. Viene citato anche nella carta di accordo, raggiunto nel 1173, tra Benedetto Bernardo, il procuratore dell'opera di Santa Maria di Pisa ed il vescovo di Civita, l'odierna Olbia.
Nei cartolari del notaio Tealdo de Sigestro del 1239 è riportato come "Billalba", mentre nel 1308, nella corrispondenza diplomatica intercorsa tra i Doria ed il re Giacomo II d'Aragona, viene citato col nome di "Villarba". Ciò significa che in quel periodo il villaggio fu possesso dei Doria.
Fece parte del giudicato di Gallura, in particolare della curatoria di Taras o di monte Carello, ma comunque nella diocesi di Civita.

Nel 1861, al primo censimento nazionale Viddalba, allora frazione di Aggius, contava 576 abitanti, saliti a 915 un secolo dopo. Ha poi ottenuto l'autonomia amministrativa nel 1975, anno in cui raggiunse i 1700 abitanti.
Le possibilità di lavoro offerte dalla fertile piana hanno inciso notevolmente sulla continua crescita del paese. Grazie ai lavori di bonifica, iniziati in periodo fascista, è stato possibile arginare il fiume e rendere coltivabile tutta la superficie disponibile. Nel 1950 è stata poi costruita la diga di Casteldoria che, grazie anche alla realizzazione dei canali, ha permesso di irrigare tutti i campi. In questo modo gli agricoltori hanno potuto dedicarsi a colture pregiate e redditizie.

Il nome Viddalba deriva da Villa Alba, cioè Paese Bianco. Tale toponimo potrebbe essere legato alla funzione di alcuni suo edifici, contrassegnati in bianco per indicare la cura della lebbra, che avveniva sfruttando le proprietà terapeutiche delle acque termali.
Attualmente il paese viene chiamato dai suoi abitanti "Viddha Eccia", Paese Vecchio, probabilmente perchè il centro, abbandonato nel basso medioevo a causa di epidemie e carestie, venne ripopolato con nuove costruzioni.

Territorio
Viddalba si trova a circa 25 metri sul livello del mare, all'estremo lembo occidentale della Gallura, ai margini della fertile piana del Coghinas.
Al comune appartengono le frazioni di Giagazzu, l'Avru, Tungoni e Giuncana, teatro delle scorribande del Muto di Gallura, leggendaria figura della seconda metà dell'Ottocento che ha segnato la storia popolare locale.

Sul versante orientale è delimitato da un complesso montuoso, del quale fanno parte le località di Punta Salici (911 m), monte Ruiu (553 m), monte San Gavino (769 m), mete ideali per gli amanti del parapendio e del free climbing.

Per raggiungere le alture è possibile percorrere, a cavallo o a piedi, le vecchie strade rurali e gli incantevoli sentieri, visitando le splendide e panoramiche frazioni con i suoi tipici stazzi galluresi, incontrando numerose specie animali, quali cinghiali, volpi e poiane, e assaporando i profumi dei frutti selvatici della macchia mediterranea, tra cui corbezzolo e mirto.

La parte meridionale di Viddalba è bagnata dal fiume Coghinas, frequentatissimo da canoisti e pescatori. E' infatti molto ricco di carpe, spigole, cefali, tinche, persico, anguille e popolato da numerosi uccelli acquatici (folaghe, gallinelle d'acqua e i magnifici aironi grigi). Tra le specie vegetali, il giglio di mare, l'efedra, la santolina marittima e l'ancusa litoranea, specie piuttosto rara in Sardegna.
Il Coghinas è inoltre molto conosciuto per le sue acque calde che si trovano nella località di "Li caldani" dove, sulla sponda opposta del fiume, ha sede lo stabilimento termale di Casteldoria, che sfrutta acque salso-bromo-iodiche, che sgorgano caldissime direttamente nel letto del fiume. E' inserito in un magnifico scenario boschivo di pini ed eucalipti, adornato da rocce rossastre trachitiche e dai vapori solfurei della sorgente.
Anticamente le terme furono usate dai Romani ed in epoche medioevali dai Doria e dagli Aragonesi.

Economia
Le attività produttive sono prevalentemente quelle agricole, edili e artigianali come la produzione di manufatti tessili, in ferro battuto e pietra scolpita.

Nella piana del Coghinas si producono vari tipi di ortaggi come pomodori, patate, melanzane, cocomeri e soprattutto carciofi della ricercata varietà "spinoso sardo". I prodotti vengono esportati in tutto il territorio nazionale ed estero.
Nelle parti collinose del territorio, si pratica invece l'allevamento del bestiame.

Grazie all'interessante posizione di Viddalba, le vocazioni tradizionali sono state affiancate ed arricchite, negli ultimi decenni, da uno spontaneo flusso turistico che ha valorizzato queste terre e stimolato l'amministrazione comunale, prevedendo investimenti nel ricettivo per dare ospitalità e vitto ai visitatori.