comunas  ›  comuni sardi  ›  provincia di sassari  ›  ossi  ›  cultura  ›  storia

Storia

storia
Le più antiche attestazioni della presenza umana nel territorio risalgono al Neolitico Medio. Ne costituiscono una imponente testimonianza le maestose necropoli ipogeiche di Mesu 'e Montes, S'adde 'e asile, S'isterridolzu, Noeddale, Littos longos, Su littu.

La storia di questo paese affonda le radici nel Medioevo. Appartenente alla curatoria di Coros, era costituito da un nucleo di case intorno alla chiesa romanica, poi sostituita dall'attuale parrocchiale grazie alla crescita del nucleo abitato.

Nel 1690 fu eretto in baronia e concesso a Giovanni Guiò per poi passare, nel XVIII secolo, alla famiglia Manca, sotto la quale venne unito alla contea di San Giorgio, comprendente anche Tissi, Usini ed Uri.

Signori e feudatari si susseguirono negli anni, scambiandosi titoli e pretese, ma per la gente del villaggio la realtà quotidiana rimase invariata per secoli. La vita si svolgeva tutta nei campi, in una zona fertile e generosa alimentata dal Riu Badde, dal Riu Pizzinnu e dalle sorgenti, che ancora oggi sgorgano numerose non lontano dal paese.

Tradizioni
Numerose leggende ne raccontano le origini. Fra queste, una racconta che San Bartolomeo apparve in sogno ad un fondatore del paese per esortarlo a scavare in un punto preciso del terreno. L'uomo, eseguito l'ordine, trovò "su siddanu", un ricchissimo tesoro che comportò, come segno di riconoscenza, la realizzazione di una statua dedicata al Santo. La statua arrivò da Turris su un carro trainato da buoi che, giunti nel paese, si fermarono e si inginocchiarono nel punto in cui venne costruita la chiesa di San Bartolomeo.

Negli ultimi anni il comitato dei festeggiamenti di San Bartolomeo sta tentando di ridare lustro a quella che per secoli è stata la sagra paesana più importante, citata ai primi dell'ottocento dallo storico Angius e onorata dalla gente di Sassari e dei paesi vicini. Sono ancora in tanti a ricordare il suono festoso del tamburo e del flauto (su tumbarinu e su pipiriolu), suonati dalla coppia eccezionale formata da "tiu Peppe Pittale e tiu Giuannantoni Zirattu". La loro eredità è andata persa ad Ossi, ma è stata fortunatamente raccolta nella stessa Sassari.
La festa cominciava col concerto allegro dei due contadini - musicanti, che per l'occasione abbandonavano gli abiti di frustagno e gli scarponi chiodati e, circondati da una frotta giocosa di bambini, si recavano prima dall'obriere uscente e poi da quello nuovo. Continuavano a suonare fino al sagrato della chiesa e tacevano soltanto quando le bandiere del comitato superavano la soglia della chiesa per i vespri solenni, allora denominati "su pepperu".
La sera, quando ancora non transitavano le macchine, si svolgeva la gara poetica in piazza del Popolo e poi nella piazza Santa Croce. Tutti conoscevano i poeti improvvisatori, che affrontavano i grandi temi della cultura classica o a quelli biblici e, alle volte, anche le tematiche sociali di attualità.
Alle prime luci dell'alba del 24 agosto, giorno della festa, le donne erano già in piedi per preparare il pranzo delle grandi occasioni, al quale non poteva mancare il caratteristico piatto locale a base di lumache e cocoi. L'Ave Maria mattutina era scandita dal suono a festa delle campane, il "repiccu", poi seguito dalla coppia del tamburo e del flauto. Verso le undici, tutti in chiesa per la "missa cantada", a "tres preidero ". Decisamente spettacolare era il panegirico, "Su preigadore" veniva scelto tra i più bravi in circolazione e si esibiva sovrastando i fedeli dal pulpito, "sa trona", posizionata al centro, lungo una parete della navata centrale.
Durante la processione si scioglievano i voti, si chiedevano le grazie e si facevano le promesse. Il Santo veniva accompagnato dal sacerdote, dal comitato, dalle associazioni religiose, dai cavalieri, da tutta la popolazione ossese e dei paesi vicini, vestiti col tipico costume del paese: gli uomini in berritta, bentone, cosso, ragas, carzones e ghettas, le donne in mancaloru, camija, bustu, corittu, munnedda e panneddu. Dalle finestre pendevano drappi variopinti.
Il pomeriggio era dedicato alle manifestazioni civili come l'albero della cuccagna e la corsa dei cavalli, che si svolgeva a Sos Pianos quando ancora era tutto campagne. Sul tardi la piazza si rianimava con i cantadores e con i balli tradizionali che, qualche volta, precedevano gli spettacolari fuochi d'artificio.

Territorio
Il territorio di Ossi si estende da nord-ovest a sud-est per circa quindici chilometri, una striscia di terra sollevata dalla Nurra e dal tavolato sassarese quanto basta per dominare dalle sue alture tutto il nord-ovest della Sardegna.

Il territorio è particolarmente montuoso, anche se non ci sono rilievi scoscesi. La sua particolarità è costituita da altopiani di rocce (roccas) calcaree che fanno da cornice ad alcune vallate (baddes), attraversate nei periodi delle piogge da piccoli torrenti (rios) che d'estate si prosciugano.

Nella campagna di Ossi, oltre alle necropoli dall'epoca prenuragica a quella romana, meritano una visita le chiese di Santa Maria di Silvano e Sant'Antonio, del XII secolo.