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Storia

storia
Onanì fu abitato fin dal periodo nuragico, come testimoniano i resti di numerosi monumenti risalenti a quel periodo.
All'epoca romana risalgono alcuni oggetti venuti alla luce nei dintorni del paese e qualche moneta. Sono del periodo bizantino, il culto dei Santi Elena, Gavino, Cosma e Damiano e le chiesette a loro dedicate.

Nel Medioevo fece parte del giudicato di Gallura e incluso nella curatoria di Bitti. Dopo la dinastia dei Visconti il villaggio divenne possedimento del giudice di Arborea e annesso al giudicato.
Nel 1335, dopo la conquista aragonese, il territorio entrò a far parte del feudo concesso a Giovanni d'Arborea.
Negli anni successivi, durante la guerra tra Arborea e Aragona, il paese fu occupato dalle truppe giudicali, le quali causarono gravi danni all'intera popolazione.

Caduto il giudicato, nel 1410 venne concesso in feudo a Nicolò Turrigiti, i cui discendenti nel 1430 lo vendettero al marchese di Oristano. Così Onanì entrò a far parte di quel grande feudo fino a che, dopo il 1477, fu confiscato a Leonardo Alagon.
Nella concitata fase che seguì la battaglia di Macomer, venne compreso nei territori che erano stati riconosciuti appartenenti ai Carroz di Mandas come eredi di Giovanni d'Arborea, ai quali appartenne fino alla prima metà del XVI secolo.

All'inizio del XVIII secolo Onanì, così come il resto della Sardegna, passò ai Savoia. Con la divisione della Sardegna in due province (Cagliari e Sassari) ed in tre circondari (Cagliari, Sassari e Nuoro), il paese fu incorporato nel mandamento di Bitti, appartenente alla provincia di Sassari.

Con la scomparsa degli ultimi eredi della famiglia dei Maza, il piccolo borgo passò prima ai Portugal ed infine ai De Silva che lo inclusero nel marchesato d'Orani e lo mantennero nei secoli successivi fino al riscatto avvenuto nel 1839.

L'attuale centro abitato ha conservato il suo assetto tradizionale con le case tipiche dell'architettura barbaricina, alcune abbellite da murales (affreschi murali eseguiti sulle facciate esterne delle case). Spesso questi suggestivi dipinti hanno un contenuto politico-sociale. I primi affreschi sono stati eseguiti a partire dal 1984 ad opera del pittore Diego Asproni e di un gruppo di studenti dell'accademia di Brera.

L'edificio più bello è la chiesa di San Pietro, la vecchia parrocchiale che sorge alla periferia del villaggio lungo la strada per Bitti, edificata nel XII secolo in forme romaniche in conci granitici.
L'attuale chiesa parrocchiale, intitolata al Sacro Cuore e edificata nel 1866, presenta un interessante portale in bronzo dell'artista Pinuccio Sciola.

Tradizioni
Il paese ha conservato le sue radici più profonde, soprattutto per quanto riguarda i costumi e gli usi antichissimi tuttora presenti e visibili. Traggono spunto dalla tradizione popolare i murales che adornano le case del centro abitato. Queste opere d'arte, realizzate da alcuni artisti locali, raffigurano scene di vita quotidiana della comunità.

Territorio
Onanì è circondato da un caratteristico e variegato paesaggio, con colline ricche di boschi di roverelle e di macchia mediterranea.
Da segnalare la zona dei salti di Mamone, dove nidifica l'aquila reale, e quella attraversata dal rio Mannu, con verdi pascoli dove abbondano i cardi e le ferule.

Di grande bellezza e di notevole interesse naturalistico è il complesso di monte Alvo, all'interno del quale facili sentieri conducono ad un ambiente ricco di boschi e di una fauna che comprende alcune delle specie più caratteristiche della Sardegna.

Economia
Il sistema economico di Onanì si basa fondamentalmente sulla pastorizia e sulla produzione di prodotti tipici come il pane carasau. Apprezzabili anche le lavorazioni artigiane di legno e ferro.