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Storia

storia
Non si hanno purtroppo notizie certe sull'origine del paese. Il suo nome deriva forse dal plurale del latino volgare Casilli (cioè casotti, casali, casolari, o gruppo di piccole case), trasformatosi nei secoli in Hasilli, poi in Silli, ed infine in Siddi.

Il territorio siddese conserva ancora numerose testimonianze del suo interessante e ricco passato. L'uomo ha infatti abitato questo luogo fin dal Neolitico, e ancora con continuità nei periodi successivi.
Del Neolitico Medio è un anellone litico trovato sulla giara, mentre alla cultura di Ozieri appartiene la domus de janas di Scaba 'e arriu. Di età Nuragica sono le rovine di diversi villaggi, i resti di ben 18 nuraghi e la grandiosa tomba di giganti Sa domu 'e s'orcu.
Siddi fu abitata dalla popolazione fenicia e in seguito dai romani: il villaggio sorse probabilmente lungo la via del grano che da Usellus, colonia romana, portava a Cagliari.

Durante il Medioevo il paese fece parte del giudicato d'Arborea, inserito all'interno della curatoria di Marmilla. Nel 1409, poco prima della caduta di fatto del giudicato arborense (avvenuta nel 1410 con la resa di Oristano ai catalano aragonesi), i territori già conquistati della Marmilla, tra cui il villaggio di Siddi, furono trasformati dai vincitori in baronia e concessi in feudo.
Nel 1477, dopo tante vicissitudini, la Marmilla entrò a far parte della grande contea di Quirra, che divenne marchesato nel 1603. Il 14 dicembre 1839 il marchesato di Quirra fu riscattato dallo Stato sabaudo.
Dopo il riscatto Siddi rimase comune autonomo fino al 1927. In quell'anno fu aggregato al paese di Lunamatrona, tornando poi indipendente a partire dal 1 gennaio 1946.

All'interno del paese si può visitare la casa-museo Steri, una tipica casa campidanese nel cuore del centro storico, che ospita più percorsi espositivi alla scoperta delle tradizioni agro-alimentari della fine del 1800 - inizi 1900.
In un altro edificio di grande rilevanza storica, l'antico Ospedale Managu, è invece ospitato il Museo Ornitologico.
All'ingresso di Siddi troviamo poi la chiesa di San Michele Arcangelo del XIII secolo con la caratteristica pianta a due navate: è la chiesa più piccola della Sardegna con questa configurazione.
Il centro storico, con le sue strade strette lastricate in pietra, mostra scorci suggestivi e tipiche abitazioni costruite in pietra locale e "ladiri" (mattoni di fango e paglia).

Territorio
Siddi sorge nella regione della Marmilla, circondato e "protetto" da un altopiano basaltico (Pranù 'e Siddi), al confine fra la provincia di Oristano e quella del Medio Campidano. Si trova a 187 metri sul livello del mare.
Il fertile territorio è ricco di campi coltivati a cereali, di uliveti e mandorli che rendono il territorio più verde.

La Giara di Siddi, che viene comunemente chiamata "Su pranu", è un altopiano basaltico, formato da una colata lavica che ebbe inizio 5 milioni di anni fa e che sedimentò sul preesistente terreno di areneria. Con il tempo, l'azione degli agenti atmosferici erose il terreno di origine arenarica lasciando scoperti, ad un livello più elevato, gli strati basaltici di lava solidificati, dando vita alle giare.
La Giara di Siddi è caratterizzata da una foma a "T" e raggiunge il suo punto più alto a 366 metri sul livello del mare. Nel lato meridionale, chiamato "Corona arrubia", la roccia presenta delle fessure verticali, ed è ricoperta dai licheni che le danno una tonalità ocra e più spesso rossastra, da cui deriva il nome. E' ricoperta dalla tipica vegetazione mediterranea: mirto, elicriso, cisto e lentisco tra gli arbusti, ma anche l'asparago pungente, il biancospino, il caprifoglio, il viburno e un bosco di lecci.
Al limite settentrionale della Giara, si trova poi l'importante sito archeologico Sa fogaia, che conserva un interessante nuraghe a corridoio.

Nella parte alta del paese si trovano i rilievi "Sa conca 'e sa cresia", "Tresnuraxis" e "Sa fogaia", dove nascono le fonti "Sa mitza 'e s'acqua salza", "Sa mitza de Franciscu" e "Sa mitza de Bareci", da cui scendono le acque verso la prosciugata palude di Sitzamus, villaggio abbandonato nel 1728 a causa di un saccheggio.