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Storia

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Il territorio di Maracalagonis fu abitato sin da tempi remoti grazie alla sua collocazione geografica tra pianura e collina, con alle spalle il massiccio dei Sette Fratelli e lo sbocco sul mare. Resti di nuraghi, una necropoli e il villaggio di Cann'e sisa, confermano una consistente presenza nelle diverse fasi dell'epoca nuragica.

Le prime testimonianze fanno risalire Maracalagonis al periodo punico: secondo lo storiografo Padre Salvatore Vidal le voci "Mara" e "Calagonis" deriverebbero dai termini semiti "Hamara" e "Chalaca" che significano rispettivamente "palude" e "luogo fertile" e vanno d'accordo con gli aspetti geomorfici della fascia territoriale in cui è incluso il Comune.
Quella appena citata non è l'unica teoria relativa alla nascita del paese. L'attuale nome, infatti, deriverebbe dall'unione di due antichi centri esistenti nella zona, quello di Mara e quello di Calagone, due villaggi separati.
In un'altra ricerca fatta all'Università di Cagliari sembra che Kalagonis si chiamasse "Talagonis". Altre teorie, invece, fanno sorgere Mara dalle rovine dell'antica Tidora o Tiziora fondata da famiglie ebree che, nello stabilirvisi, diedero a questa località il nome di Mara, in ricordo della zona desertica palestinese "Sur" dove Mosè, dopo aver oltrepassato il Mar Rosso nel quale fu decimato l'esercito del Faraone, rese potabili le acque del luogo.

Kalagonis fu un centro densamente abitato, infatti, pare che nel periodo del suo massimo splendore raggiungesse gli 80.000 abitanti e che si estendesse fino alla località "Figu Niedda", o Villaggio delle Mimose. Testimonianze e ritrovamenti fatte attorno al paese paiono confermare questa ipotesi.

Molti studiosi affermano che Kalagonis fu distrutta due volte e dopo la prima distruzione si era ripopolata verso il 19 d.C., quando l'imperatore romano Tiberio mandò in Sardegna 4.000 giovani tra Ebrei ed Egiziani che si insediarono tra Sinnai e Kalagonis. Molti Ebrei decisero di spostarsi da Kalagonis alla vicina Sinnai perché vi era una montagna simile alla loro, mentre gli Egizi e qualche Ebreo rimasero a Kalagonis fondando in questo modo il villaggio di Mara sulle rovine dell'antica Tidora o Tiziora. A riprova di tutto ciò la scoperta di due statue del dio Bes, divinità di origine egizia.

Testimonianze di presenza romana sono state rinvenute in località Sirigraziu dove sorse un tempio romano, purtroppo devastato dai tombaroli nel 1975.

In epoca bizantina il centro di Kalagonis era ubicato in località Santo Stefano e quindi poco distante dal sito dell'attuale centro urbano.

Il centro ebbe una grandissima importanza almeno fino al VII secolo d.C., quando iniziarono le incursioni barbariche e i conseguenti saccheggi. Tracce delle battaglie combattute dai Saraceni durante le loro abituali incursioni restano a Is mortorius, appartenente allora a Kalagonis (seconda distruzione).

Maracalagonis ebbe una certa importanza anche nel periodo giudicale, infatti è citato in svariati documenti di questo periodo.

In pieno Medioevo, verso il 1254, il paese passò sotto l'autorità del giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria del Campidano. In questo periodo nel territorio di Maracalagonis, oltre all'attuale centro, sorgevano altri centri abitati, di cui rimangono tracce nelle località Santu Sesulu, Meriagheddus, Figu niedda e presso la chiesa di San Pietro in Paradiso.
Dopo la caduta del giudicato, nel 1257, arrivò il periodo di dominio da parte dei pisani che esercitavano il loro potere su Cagliari e sul Campidano. Per effetto di eredità e parentele da parte delle famiglie Pisane, Maracalagonis fu data in dote ad Ugone III di Terranova e inglobato nel giudicato di Gallura.
Con l'espandersi dell'influenza di Aragona prima e della corona imperiale di Spagna poi, tra il 1323 ed il 1355 il centro fu abbandonato e la "Villa di Mara" assunse l'odierna denominazione.
A questo punto Maracalagonis fu preda di numerose potenze. Nel 1355 fu data in feudo a Don Enrico Alamar dal re Pietro IV; nel 1462 fu venduta come feudo a Don Giacomo Carroz, Visconte della Contea di Quirra. Nel 1520 passò ai Centelles che la amministrarono anche durante il periodo austriaco. Nel 1557 un'epidemia di febbre spagnola e una invasione di cavallette africane decimarono la popolazione. Dal 1739 passa al conte Osorio Cervellon de la Cueva, fino al 1839. Successivamente anche Maracalagonis, così come tutta la Sardegna, entrò a far parte del dominio dei Savoia rimanendovi fino al 1848, quando acquista la sua indipendenza.

In periodo fascista, nel 1929, diventa frazione di Sinnai, ma il 4 aprile 1946, conquista definitivamente l'autonomia con l'insediamento del primo Consiglio Comunale.

All'interno della struttura urbana, sono presenti due tipologie abitative. La più antica è quella tipica campidanese dell'abitazione a corte antistante, successivamente si sviuppò un nuovo tipo di abitazione costituita da edifici a due piani: uno, quello abitativo, sul fondo del lotto; il secondo, di servizio, a filo strada e con il portale passante su di un lato. La posizione delle case è organizzata secondo maglie che ripetono, nel loro orientamento, quello dei lotti agricoli, costante in tutta l'area circostante e indipendente dai tracciati viari.

Tradizioni
Si racconta che il 5 novembre del 1931 su Maracalagonis si scatenò un tremendo nubrifagio ed in breve tempo il fiume "Rio Cortis" straripò inondando il paese. La popolazione, disperata, si rifugiò in chiesa, posta in luogo alto e sicuro, ed invocò Santo Stefano. Qualcuno racconta che ad un certo punto smise di piovere, altri raccontano che improvvisamente si formò una buca e le acque come d'incanto defluirono dal paese. Di certo è che la popolazione credette che fosse avvenuto un miracolo e dal giorno, come ringraziamento, Maracalagonis dedica al Santo una festa il 5 novembre di ogni anno.
Il Santo è molto invocato nel paese, soprattutto in caso di malattia: se l'ammalato che chiede la grazia guarisce, offre al Santo dei cuoricini d'oro, fotografie ed accende delle candele in chiesa.

Territorio
Il territorio di Maracalagonis è molto vasto, parte dalla catena dei Sette Fratelli e si estende sino al versante orientale del Golfo degli Angeli, nel tratto compreso tra le frazioni di Geremeas, Baccu mandara e Torre delle Stelle. Queste località turistiche sono posizionate in un mondo di quiete, circondate dal profumo della macchia mediterranea, da splendide spiagge e da un mare cristallino ed incontaminato.
La spiaggia di Geremeas prende il nome dal rio Geremeas ed è la prosecuzione della spiaggia di Kal'e moru. Fa parte di una più ampia insenatura di alcuni chilometri, chiusa ai lati da due colline. E' fra le più belle del litorale e dispone di due spiagge meravigliose e cale rocciose. L'arenile è composto di sabbia dorata e granulosa che discende in mare con un ampio gradino che dona all'acqua un caratteristico colore cangiante.
Una parte dell'insediamento turistico di Torre delle Stelle ricade nel territorio comunale di Maracalagonis. Ci sono due spiagge, Cann'e sisa sulla destra e Genn'e mari sulla sinistra, immerse in una bella pineta. Entrambe hanno una sabbia candida e un mare trasparente.

Nella parte collinare del territorio sono presenti leccete, corbezzoli e mirto; dovunque ci si imbatte nel cisto e nel lentischio.

La parte pianeggiante è ancora in parte sfruttata con la coltura della vite ed in subordine con la coltivazione di ortaggi e cereali.

Il circondario è abbastanza ricco di fauna, ma alquanto asciutto in quanto i fiumi presenti sono ormai quasi sempre a secco (Riu Staini, Riu Sesulu, Riu Cortis, Riu Padru, Riu Loi, Riu Pixina Nuxedda).
Da ricordare infine l'ex stagno, situato ad Est Sud-Est di Maracalagonis ad una quota di 88 metri sul livello del mare per una superficie di circa 45 ettari, dalla forma più o meno ovale. In un passato abbastanza recente è stato caratterizzato da acque perenni e rappresentava fonte di reddito e di lavoro.

Economia
Maracalagonis sorge su un territorio per buona parte fertile che produce olive, agrumi, ortaggi, cereali e in particolare, uva e mandorle.

Agricoltura e allevamento costituiscono ancora delle importanti attività lavorative per il comune, ma l'economia del paese sta puntando sulla piccola industria, il commercio e il settore dei servizi. Le infrastrutture turistiche hanno permesso di offrire nuove opportunità di sviluppo per i suoi abitanti.
Inoltre è attiva la lavorazione artigiana dei dolci tipici, della cestineria, dei costumi sardi in broccato e delle sedie di legno intagliate.