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Storia

storia
L'origine dell'abitato può essere fatto risalire al periodo degli insediamenti prenuragici, verso la fine del terzo millennio a.C., quando nell'isola si sviluppava la cultura di San Michele o di Ozieri. Lo confermano alcune ceramiche appartenenti a questo periodo, ritrovate nella località denominata Sa grutta manna. Inoltre a Roja cannas, alle falde del monte Arci, venne individuato il più importante giacimento di ossidiana tra quelli attivi nel periodo neolitico. Ciò permette di dedurre che sin dalle origini Uras svolgeva un ruolo di rilievo in tutta l'area, in quanto gli abitanti della zona si occupavano della lavorazione di questo prezioso materiale e del commercio dei manufatti da esso ottenuti.

Nel territorio sono presenti numerosi insediamenti nuragici, tra i quali ventidue torri megalitiche, due tombe di giganti (una a S'omu becciae l'altra a Su corraxi) e sette costruzioni monotorri poi entrate a far parte di un nuraghe complesso: Santu Giuanni, Bentu crobis, Mannu, S'acqua sa baia, Mitza manna, S'omu beccia e Serdis.

La scoperta di una stele funeraria di epoca romana, ma con figure e decorazioni puniche, indica che Uras fu anche centro punico. Pare che in questo periodo, fino al III secolo a.C., il borgo abbia perduto la primitiva importanza militare, dovuta soprattutto alla sua posizione geografica.

In epoca romana ebbe una notevole importanza come stazione di collegamento tra Cagliari e Porto Torres.

Nel XI secolo Uras faceva parte della curatoria di Bonorcili, compresa nel giudicato d'Arborea.
Il paese viene citato più volte nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, risalente al XII secolo, e presente fra i paesi che nel 1388 firmarono l'atto di pace fra Eleonora d'Arborea e il re d'Aragona.

Nel 1470 il marchese d'Oristano Leonardo Alagon sconfisse gli Aragonesi guidati dal viceré Nicolò Carroz. Fu in questa occasione che, per la prima volta in Sardegna, si fece uso della polvere da sparo. Nel 1478 l'isola tornò interamente nelle mani degli Aragonesi e Uras venne inserita nel feudo dei Carroz nel marchesato di Quirra, assegnato più tardi alla famiglia Centelles.

La "villa" di Uras venne distrutta nel 1515 da Turchi e Mori e nel 1546 dal Barbarossa, come testimonia un marmo incastrato nel muro della chiesa rurale di San Paolo di Serzela. Il centro riprese a vivere solo un secolo dopo, viene infatti citato dal canonico Martin Carrillo, venuto nell'isola nel 1610 in qualità di visitatore generale del regno di Filippo III di Spagna.

Le interpretazioni sull'origine del nome sono diverse e spesso in contrapposizione tra di loro: secondo alcuni deriverebbe dalla radice fenicia "ur" (focolare domestico). Tale radice accomuna Uras con alcuni altri villaggi e paesi della Sardegna come Uri ed Urzulei, e con numerosi toponimi. Non tutti sono del parere che si leghi all'idea del fuoco, molti credono nel legame con l'acqua. Se è vero che il significato della radice lessicale "nur" è "mucchio di pietre che formano una cavità", tutti i toponimi che cominciano con: nur, nor, ur, or, e ol , denunciano la presenza attuale o passata di costruzioni nuragiche.

Tradizioni
Il 22 luglio Uras festeggia la sua patrona, Santa Maria Maddalena. In passato la festa aveva inizio con i fuochi artificiali, "sa roda"; proseguiva il giorno dopo con "Sa cursa de is quaddus" e con la serata di poesia con la chitarrina o improvvisata da "is cantadoris".
Non potevano mancare i balli sardi in piazza e le bancarelle. Fra i dolci tipici venduti nella piazza, oltre ai torroni c'erano i biscotti locali, Is pistoccus, venduti dalle pistoccaias, le donne che li avevano preparati nelle loro abitazioni.
Fino ai primi anni Sessanta, la corsa dei cavalli rimase uno dei momenti più attesi dalla gente. Poi, col passare del tempo, presero il posto altri interessi.

Il giorno dopo il lunedì dell'Angelo c'è la festa di San Salvatore. In passato per questa festa non erano previsti i fuochi d'artificio, ma c'era l'usanza di accendere un fuoco nella piazza antistante la chiesa con la legna donata dagli abitanti del paese. I cavalieri accompagnavano il Santo dalla parrocchia alla sua chiesetta rurale. A causa di alcuni diverbi con i frati del posto che vollero sostituire la vecchia statua di legno con una più grande e nuova, questo rituale fu interrotto nel 1949. Di lì a poco i frati furono costretti ad abbandonare il paese e il rituale fu ripreso.
Negli ultimi anni la Pro Loco ha ridato vita a un'antica giostra equestre, "Sa cursa de su pannu" (La corsa del drappo), che rappresentava la sanguinosa battaglia del 1470, combattuta tra Leonardo Alagon e gli Aragonesi del Vicerè Carroz a pochi passi dalla chiesetta. Come narra un'antica leggenda, veniva organizzata il martedì dopo Pasqua perchè Eleonora D'Arborea rientrando ad Oristano, dopo aver trascorso il periodo di Pasqua nel castello di San Gavino Monreale, si fermava a Uras per assistere alla corsa di cavalli. La gara si svolge in una pista circolare, su un percorso di circa 1 chilometro che viene ripetuto per tre volte.

Un'altra festa molto importante è quella di Sant'Antonio al quale è dedicata una chiesa. La ricorrenza viene celebrata la domenica successiva al 13 giugno, era sentita a tal punto che alcuni pastori offrivano dei capi del loro bestiame che entravano a far parte del "gregge del Santo" gestito da un'apposita commissione.
Anche San Salvatore e Santa Maria Maddalena avevano un proprio gregge di 80-100 pecore.
Le commissioni, che utilizzavano i guadagni del gregge e le offerte dei fedeli per organizzare la festa, furono sciolte negli anni Sessanta a causa di un certo disinteresse e disimpegno di numerosi soci e di contrasti insorti con il parroco. Dopo di che la festa di Sant'Antonio ha perso l'importanza di un tempo, e alcune tradizioni ad essa legate sono state pian piano dimenticate.

Territorio
Il Comune di Uras, appartenente alla provincia di Oristano, è posto ai piedi del monte Arci, a un'altitudine di 23 metri sul livello del mare.
Il suo territorio è situato nella pianura del Campidano di Oristano e si estende fino al confine con la nuova provincia del Medio Campidano. E' attraversato da numerosi fiumi, quasi tutti a carattere torrentizio.

Le alture più rilevanti sono situate ai confini, fra queste Costa Puigas e Solapemu.
La pianura intorno al paese è di tipo alluvionale ma sono presenti anche numerosi blocchi di basalto, mentre ai piedi del monte sono preponderanti l'ossidiana e la perlite.

Fra le piante che nascono spontanee le principali sono i mirti, i cisti e i lentischi.

Economia
Uras è un centro agro-pastorale. Oltre alle tradizionali attività legate alla pastorizia, si distingue anche per le sue tradizioni artigianali tessili.

Da alcuni dati statistici, la popolazione urese si conferma in progressivo calo, e ciò riflette la recessione in agricoltura e il grave problema della disoccupazione che il paese vive in questi anni.