comunas  ›  comuni sardi  ›  provincia di cagliari  ›  san vito  ›  cultura  ›  storia

Storia

storia
San Vito deve il suo nome al santo protettore, il cui culto risale a tempi remoti. Il toponimo San Vito sembra sia derivato dall'antica città di Sarcofos o Sarcopos.
Il paese, grazie al suo territorio vicino agli antichi approdi marittimi ma protetto allo sguardo dei predoni, è stato da lungo tempo il luogo privilegiato per lo stanziamento dei popoli più antichi.

Il suo territorio è pertanto ricco di emergenze archeologiche come il sito neolitico di Nuraj, risalente alla Cultura di Ozieri, le domus de janas ritrovate alle pendici del monte Narba e i nuraghi di Accu, Arcu s'arena, Basoru, Cardaxiu, Cerbinu, Comideddu, Corrocoi, Cuili ledda e Cuili paliu.
Fra tutti i nuraghi si segnala in particolare il nuraghe Arosu, caratterizzato da una struttura trilobata e situato nella frazione di San Priamo. Invece il sito archeologico di Santa Maria risulta essere di notevole interesse per i periodi storici successivi, si ricordano infatti i resti di un tempio romano, un cippo granitico con due lettere dell'alfabeto punico e una ricca tomba che custodiva oggetti di uso comune e numerosi gioielli.

Facente parte della Curatoria del Sarrabus, già nel 1258 San Vito fece parte dei feudi dei Visconti e, annesso al giudicato di Gallura, in seguito fece parte dei beni amministrati dai pisani.
Nel 1332 il paese fu assegnato alla famiglia Berengario Carroz e nel 1366 fu conquistato dalle truppe del giudicato di Arborea che lo ressero fino al 1409, anno in cui il giudicato subì una grossa sconfitta nella battaglia di Sanluri. In seguito alla battaglia San Vito passò nuovamente alla famiglia dei Carroz per poi passare al Centelles, ai Borgia e infine agli Osorio.

Fu riscattato nel 1838 quando, grazie alla Carta reale del 12 maggio 1838 emanata da re Carlo Alberto, le terre dei comuni furono riscattate dallo stato di vassallaggio con la volontà di superare lo stato feudale dell'Isola. Il paese è anche ritratto da Vittorio Angius (1797 - 1862), sacerdote, fondatore del giornale scientifico "La biblioteca sarda", deputato nella prima e nella quarta legislatura della Camera Subalpina e autore dell'inno "Cunservet Deus su Re" (1844).
Angius racconta di un paese di 2700 anime il cui maggiore sostentamento era rappresentato dalla pastorizia, dall'agricoltura e da un'ampia e larga fascia di artigiani.

San Vito venne dunque incluso nella Provincia di Lanusei, nel 1848 appartenne alla divisione amministrativa di Cagliari e successivamente alla Provincia di Cagliari. Nei primi anni del 1900 fu interessato dai moti sociali legati alle condizioni disperate dei lavoratori delle miniere che furono invece chiuse negli anni successivi al 1960.

Il centro storico, costruito attorno alla chiesa di San Vito, risalenter alXVI secolo, è giunto a noi quasi completamente intatto nella sua struttura originaria caratterizzata da strette stradine, viottoli e edifici privati formati generalmente da due piani e da una corte interna tipica del Sarrabus.
La chiesa di San Lussorio presenta invece un impianto molto semplice formato da una sola navata e da una volta a botte, mentre la chiesa di Santa Maria, risalente al XVII secolo, presenta una facciata con due campanili e conserva un crocifisso originario del 1700.
Fuori dal centro abitato, nella località chiamata monte Narba, vi sono i resti del più moderno villaggio minerario (1870) che rimane una delle più interessanti testimonianze della realtà estrattiva sarda alla fine del 1800.

Tradizioni
Il paese esprime tutti i propri colori e sapori nelle feste del paese che numerose e sentite allietano le giornate dei suoi abitanti e dei tanti visitatori. La festa del Santo patrono assume toni religiosi particolarmente intimi e prevede una processione accompagnata da carri tipici della tradizione contadina addobbati con spighe di grano, fiori e trainati da buoi bardati a festa.

Ad accompagnare il simulacro anche i suonatori di "launeddas" e, nelle case, per la gioia delle famiglie vengono serviti i numerosi dolci fra i quali ricordiamo "is pardulas cun meli", gustose formaggelle con il miele.
In piena estate, invece, si svolge la festa de "Sa prazzida de sa pezza e' craba" (Festa della carne di capra) che offre ai visitatori numerosi assaggi di carne di capra allo spiedo o bollita.

A luglio ha luogo la rassegna dell'artigianato sarrabese con l'esposizione dei prodotti tessili locali, caratterizzati dalle ricche forme e dall'intreccio e dal ricamo. Egregia, inoltre, la lavorazione della ceramica e del legno. A fine agosto si tiene la Sagra del pesce nel villaggio di San Priamo (frazione di San Vito), mentre alla festa di Santa Barbara e a quella dedicata a San Lussorio segue la sagra di Santa Maria per festeggiare la conclusione della vendemmia e onorare la figura della Madonna, molto venerata nella zona.

Territorio
Posto a tredici metri sul livello del mare e lungo la parte finale del fiume Flumendosa, San Vito si estende su un territorio montuoso che degrada dolcemente verso la costa.
La zona è ricca di foreste, caratterizzate dalla presenza di lecci e querce, e posta alle pendici della "Serra matta de Abramu". Il territorio è inoltre occupato da alture modeste come il monte Narba e il Baccu scovas.

La fauna ricca e varia presenta numerose specie come beccacce, lepri, cinghiali, cervi, falchetti e lepri. Antico centro di estrazione d'argento, presenta anche altri tipi di minerali e rocce come la wulfenite, minerale traslucido o trasparente costituito da molibdato di piombo e presente anche negli Stati Uniti, e la Leadhillite, minerale anch'esso a base di piombo.

Economia
Le attività alla base dell'economia del paese sono l'allevamento del bestiame, specialmente caprini e ovini, e la produzione di cereali, agrumi, uva e vino.

In crescita l'attività industriale e dell'edilizia, quest'ultima specialmente posta in relazione al settore turistico incentivato dalla vicinanza della costa.

La presenza di un artigianato forte e molto apprezzato è dovuta agli artigiani che lavorano le canne e il giunco e alle famose "launeddas", strumento musicale policalamo ad ancia battente tipico della Sardegna, fatto con le canne dai famosi artigiani del Sarrabus.