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Storia

storia
Le tracce della presenza umana nel territorio di Orgosolo risalgono al periodo del Neolitico Medio. Punte di pietra e vari oggetti di ceramica testimoniano una comunità che viveva di caccia e pesca. Domus de janas, dolmen e menhir ritrovati nel territorio, numerosi nuraghi, villaggi e tombe dei giganti indicano una presenza umana consistente sia nel periodo prenuragico che nell'età nuragica.
La dominazione romana è testimoniata dal deposito votivo di Orulo, in cui sono stati ritrovati anse di bronzo e monete di età imperiale. Il periodo romano fu caratterizzato da guerriglie e razzie da parte della popolazione locale, alla quale non fu più permesso portare, durante l'inverno, le greggi nelle pianure che ora erano dedicate alla coltivazione del frumento. La civiltà e la cultura romana, con i suoi usi e la lingua, penetrarono e si mescolarono molto lentamente agli usi locali, solo dopo la creazione da parte dei dominatori di strade e avamposti (come quello di Orulo).
Del periodo bizantino sono rimaste tracce nei resti di alcune chiese distrutte, nelle tradizioni ancora vive, nell'uso di termini e nomi ancora oggi adoperati, derivanti dal periodo delle conversioni cristiane, che iniziarono nel VI secolo d.C., con le celebrazioni in greco.

Durante il Medioevo Orgosolo entrò a far parte del giudicato del Logudoro, nella curatoria Dore, e in seguito divenne uno dei villaggi del giudicato di Arborea. I documenti che citano Orgosolo da questo periodo in avanti sono sempre più numerosi, viene descritta una comunità pastorale, vessata da epidemie, pestilenze e, come tutte le comunità dell'isola, dalle elevate tasse imposte dagli aragonesi, che obbligavano alla latitanza chi non riusciva a pagare.

Il periodo sabaudo non apporta particolari cambiamenti alla vita del paese, che rimane isolato e non partecipa alle rivolte popolari che interessano il resto della Sardegna contro la legge delle chiudende (1820). Il centro potè continuare la tradizione dello sfruttamento collettivo delle terre. Nonostante questo, il disagio dovuto alla disastrosa situazione economica dell'isola portò al rafforzamento del fenomeno del banditismo.

Tradizioni
Nelle feste e nelle manifestazioni tradizionali traspare la vera anima orgolese, con un forte senso di collettività e una partecipazione a momenti quasi sacrale, con riti vecchi di millenni ma ancora pieni di freschezza e vitalità.
Molte delle feste e delle consuetudini traggono origine dalle cerimonie che gli antichissimi abitatori delle età nuragiche celebravano per ingraziarsi il favore delle divinità protettrici delle messi e del bestiame. Fino a non molto tempo fa, erano le uniche occasioni di incontro dei pastori con le loro famiglie e con gli amici, in quanto la maggior parte di essi era costretta a soggiornare fuori del paese per lunghi periodi.

Territorio
Orgosolo, incastonato nel paesaggio aspro del Supramonte, offre a chiunque si avvicini al suo territorio una natura spettacolare e ricca di fascino. Fra tutti, il baratro di Su Gorropu, uno strapiombo di 300 metri fra rocce inaccessibili.
La fitta vegetazione, che a volte lascia spazio ad aride e pietrose distese, è composta da varie specie biologiche quali tassi, agrifogli, lecci e arbusti secolari di macchia mediterranea, di dimensioni superiori a quelle che normalmente si trovano nel resto dell'isola.
Specie biologiche rare, tra cui il ribes sardo e la campanula sarda o la splendida peonia selvatica, hanno trovato l'ambiente adatto per crescere e diffondersi nel territorio. Gli oleandri selvatici fanno da cornice e da sfondo ai corsi d'acqua che attraversano i boschi.

Economia
Nel nuovo secolo si sono registrate situazioni di miglioramento, anche nelle attività economiche. In particolare negli ultimi anni, alla tradizionale attività pastorale si è affiancato e si va sviluppando il turismo, anche grazie alla rinomata ospitalità dei suoi abitanti.