comunas › comuni sardi › provincia di sassari › usini › cultura › storia

Storia

storia
I primi insediamenti umani nel terriorio di Usini si fanno risalire al periodo Neolitico, e più precisamente sono collocabili in uno spazio cronologico denominato cultura di San Michele di Ozieri (3800-2900 a.C.). Sono infatti riferibili a questa fase dell'età prenuragica gli ipogei funerari che comunemente vengono detti "domus de janas", la cui struttura varia a seconda della natura del terreno, delle esigenze funerarie e di quelle architettoniche, in particolare la necropoli di S'elighe entosu composta da otto domus de janas, di cui alcune molto particolari.
Come testimonianze del periodo nuragico si ricordano il nuraghe monotorre di monte Unturzu e il "Nuraghe 'e filighe", e i vari ritrovamenti di ceramiche e bronzetti che dimostrano la floridità della civiltà nuragica nel territorio di Usini.
Di epoca relativamente più recente sono le tracce della dominazione romanico-pisana della quale rimangono imponenti testimonianze, come la chiesa di San Giorgio e quella di Santa Croce.

Molto probabilmente il primo nucleo abitativo si insediò in Corrau alla fine dell'anno 1000, una zona dell'attuale paese.

In età feudale Usini, unitamente a Tissi, costituiva la Contea di San Giorgio e prese parte ai moti popolari del 1793-94, contro il dispotico feudatario Don Antonio Manca Amat, duca dell'Asinara, marchese di Mores, barone di Ossi e Ardara e conte di San Giorgio. Fu inoltre parte attiva nei moti antifeudali capeggiati da Giovanni Maria Angioy.
Si presume che in età giudicale il villaggio coincidesse con l'attuale "bighinadu", denominato Usineddu per distinguerlo dal più grande villaggio formatosi in epoca successiva, e più propriamente a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, in età riformista, quando cominciarono a formarsi i primi quartieri di Sa maja, Chirigu murru e Chessa 'e canes, con al centro Casteddu, cioè la piazza Castello.

Con la conquista aragonese e la definitiva affermazione di Sassari come capitale del Capo di Sopra, il villaggio cominciò a spopolarsi a causa della perdita di potere dell'abbazia di San Pietro che in passato ne aveva invece favorito la crescita.

Usini deriva dal termine greco "Euxsenos" che significa luogo ospitale.

Tradizioni
L'abbigliamento popolare di Usini si inserisce pienamente nella tipologia lugurodorese. Il vestiario tradizionale di questa zona, aperta a traffici commerciali e alle influenze cittadine, è meno conservativo di quello del Nuorese, ma nel corso del secolo scorso non ha subito variazioni rivoluzionarie nella struttura generale e nel cromatismo, se si eccettuano la progressiva sostituzione dei tessuti locali per preziose stoffe di importazione ed una crescente tendenza all'arricchimento, soprattutto nei ricami.
Nei costumi maschili sono diffusi un tipo di giubbetto con lunghe maniche strette e sagomate ed un gilet senza maniche, entrambi a doppio petto, in panno o velluto nero o rosso, e ragas d'orbace (gonnellino) a fitte pieghe con tasche a fessura. La camicia, priva di ricami, ha spesso colletto a punte arrotondate e piegoline verticali cucite sul petto. Il vestiario femminile presenta notevoli differenze se destinato alle feste o all'uso quotidiano e si distingue soprattutto per il busto, sempre di tipo rigido e per il giubbetto, per lo più molto ridotto, corto sulle spalle e con maniche munite di bottoniera agli avambracci. Le gonne sono spesso in panno nero o rosso nel vestiario di gala e di teletta o orbacce nero, rosso fulvo o giallo, per l'uso quotidiano. Il copricapo comprende una cuffia cui si sovrappone sempre un'altro elemento: un fazzoletto rettangolare, piegato a triangolo e, soprattutto per i matrimoni, un velo bianco di tulle o seta ricamata. È interessante notare come il colore e l'uso di determinati tessuti segnasse lo status della proprietaria, ad esempio la gonna rossa e il velo di tulle erano esclusivi delle "ricche", mentre per il lutto venivano utilizzati indumenti neri, bianchi o gialli.

Territorio
Il paese è situato ai confini tra il Logudoro e la Nurra, adagiato su verdi pendii collinosi quasi interamente coltivati ad oliveti, vigneti e carciofaie.
Le peculiarità proprie del territorio, del clima e della composizione del terreno prevalentemente argilloso e calcareo, hanno favorito fin dall'epoca nuragica insediamenti in diverse zone del territorio.

Il vasto territorio è circondato da due fiumi, il Mascari e il rio Mannu.

Economia
L'agricoltura è sempre stata la maggiore risorsa dell'economia usinense. In particolare, la coltura vitivinicola ha dato lustro al paese con la produzione dell'ottimo vermentino. Oggi lo stesso vino ha già varcato le frontiere del mercato intercontinentale e viene apprezzato persino negli Stati Uniti.
La tendenza a riscoprire vecchie tradizioni e genuinità del passato, ha spinto alcuni artigiani a riproporre sul mercato il pane casereccio, cotto nel forno a legna, i gustosissimi dolci tipici quali "Sos germinos", "Sos biscottos tostos", "Sa trobeas", nonché la tipica pasta fresca di esclusiva preparazione usinese "Sos andarinos".
La sua vicinanza ad Alghero, Platamona, Sorso e Porto Torres, gli permette di godere di importanti flussi turistici.



Bibliografia
Gruppo Culturale Usinese, Gianpiero Sanna (introduzione di), Usini: ricostruzione storico descrittiva di un villaggio del Logudoro, Ozieri 1992.