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Storia

storia
La zona dove attualmente sorge Senorbì fu abitata sin dai tempi più remoti. Ciò è dimostrato dai numerosi insediamenti nuragici presenti nella zona di Sisini, sul colle di Simieri, sul monte Uda e nell'area accanto alla vecchia chiesetta di Sant'Antioco.

Il centro ebbe origine presumibilmente in epoca romana. Importanti tracce della civiltà latina, visibili ancora oggi, sono state ritrovate nel suo territorio. Nella località di "Bangius" sono presenti opere di pietre e fango con copertura di tegole, utilizzate come dimora dei coloni. I numerosi resti cimiteriali attestanti i riti dell'inumazione e della cremazione sono riconducibili ad un periodo compreso tra l'età repubblicana e la tarda antichità.
Inotre per il paese passava la strada romana che da Cagliari portava ad Olbia, attraversando la zona montuosa della Barbagia. La Sardegna era considerata strategicamente perfetta per la sua posizione centrale nel Mediterraneo e, in particolare, la zona della Trexenta con i suoi terreni ricchi e fertili, assicurava un'abbondante produzione di frumento. Il centro produceva talmente tanto grano che fu chiamato "il granaio di Roma".

Durante il Medioevo, Senorbì entrò per un certo periodo nel giudicato di Cagliari: compreso nella circoscrizione amministrativa della Trexenta, ne divenne l'importante capoluogo. In seguito, nel 1257 divenne parte del giudicato di Arborea, per poi passare nel 1324 sotto il dominio aragonese. A parte una breve parentesi di circa 40 anni, in cui passò sotto il comune di Pisa, il centro restò sotto la corona spagnola per circa quattro secoli, diventando feudo della famiglia Alagon. Il periodo aragonese, come per molti centri sardi, comportò lo spopolamento del centro e della zona circostante.

L'origine del nome "Senorbì" è soggetto a diverse interpretazioni. Secondo alcuni avrebbe una derivazione latina, dall'unione dei termini "Sin" (dea luna) e "Orbis" (disco), con il significato di "disco della luna". Un'altra interpretazione, fa risalire il nome del paese alla parola sarda "sirboni" che significa cinghiale, animale che popola in maniera massiccia le campagne della Trexenta. Ancora, lo si farebbe derivare dalla voce fenicia "Scen", con il significato di cresta montuosa dentellata.

La struttura urbanistica del paese presenta case basse, con strade molto strette che si intrecciano l'una con l'altra per tutto il centro storico.
Nel paese è riscontrabile l'influsso dell'architettura ottocentesca, con esempi di ville di notevole importanza architettonica. Numerose e ancora ben conservate sono anche le case rurali risalenti all'Ottocento, strutturate e organizzate sempre secondo le forme architettoniche tipiche delle case trexentesi.

Tradizioni
Legata all'origine del nome di Senorbì, è raccontata un'antica leggenda. Si narra che vi fosse una fitta foresta abitata dai cinghiali. Un giorno, un popolo di splendide fanciulle e uomini fortissimi giunse nella foresta, disboscandola e uccidendo i cinghiali. Gli uomini costruirono al posto della foresta un villaggio che chiamarono Senorbì, dal nome sardo del cinghiale (sirboni). Il re andò a vivere, insieme ai cortigiani, nel colle di Simieri mentre il popolo costruì delle capanne a valle, proprio dove oggi sorge il centro abitato. Il sovrano, che abitava nel nuraghe di Simieri, si invaghì di una delle belle fanciulle del popolo, e fece costruire per lei un magnifico telaio d'oro. Il suo amore però non fu mai corrisposto e il re impazzì per il dolore, distruggendo la sua reggia e ammazzando i cortigiani.
Il telaio rimase sepolto sotto le macerie del nuraghe, ma ancora oggi a mezzogiorno nelle giornate d'estate si può sentire il rumore del telaio e il canto delle cortigiane del re.

Territorio
Senorbì, centro della regione sarda chiamata Trexenta, di cui fu capoluogo, si trova a 204 metri sul livello del mare. Il suo territorio abbraccia un'area che alterna zone collinari ad altre pianeggianti. Il terreno fertilissimo e ricco di acqua ha sempre permesso alla popolazione locale di ottenere dei ricchi raccolti.
Il territorio della Trexenta, che si è formato nel Miocene, è composto da diversi materiali geologici, prevalentemente calcarei, che nei secoli hanno dato vita a complessi collinari che presentano strati di orgine morfologica varia.
Alcune zone, formate da sedimenti meno resistenti al passaggio dei corsi d'acqua che attraversano la regione, sono soggette a piccole alluvioni. Nei secoli scorsi, prima della bonifica della zona, le alluvioni creavano estese e malsane paludi.

Economia
Il centro ha conservato e consolidato la sua importanza grazie alla fertilità del terreno, in particolar modo per la coltivazione del frumento, delle barbabietole da zucchero, della vite e dell'ulivo, ma nel periodo più recente grazie anche a un forte sviluppo del terziario e per la nascita di due istituti tecnici per l'istruzione superiore, che richiamano studenti da tutti i paesi circostanti.