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Storia

storia
La presenza umana nel territorio risale all'età neolitica, a questo periodo infatti risalgono alcune domus de janas site in località Riu sa mela, Santu Anni e Is concas, dove emergono anche i resti megalitici di un edificio.
Al periodo nuragico (1600-535 a.C.) risalgono diversi reperti, il tempio a pozzo e gli edifici sacrali.

L'età romana (238 a.C.-476 d.C.) è documentata invece dalla presenza di trenta siti, talvolta costruiti sulle rovine di villaggi nuragici, e quattordici necropoli.

Durante il Medioevo la Villa fu capoluogo della "Curadoria di Trexenta" nel Regno giudicale di Càlari. In questo stesso periodo fu costruito il centro del paese e gli fu imposto il nome di Guy de Silla. Dal 1258, data della fine del Regno di Calari, Guasila passò al Regno di Arborea sino al 1295, data in cui fu ceduta a Pisa da Mariano II.
Nel 1324 passò sotto il Regno catalano-aragonese sino al 1365, anno in cui fu incluso nuovamente nel Regno di Arborea.
Nel 1434, in seguito a lunghe e accese dispute, il paese venne donato a Giacomo de Beson.

Nel 1591 Guasila passò con i feudi di Ippis (Gippi) e Trexenta ai marchesi di Villasor, gli Alagon, e divenne capoluogo assieme a Senorbì.
Intorno al 1636, sotto Biagio Alagon, si rafforzò nel feudo un intenso movimento antibaronale che sfociò nel consolidamento delle autonomie locali attraverso la creazione del Consiglio Comunitativo, autonoma e libera espressione delle istanze popolari con reali poteri di controllo politico, per cui i rapporti economico-fiscali furono sottoposti ad un'ampia revisione. Il Consiglio rappresentava i diversi ceti sociali ed eleggeva annualmente due sindaci in rappresentanza dei diversi ceti. L'istituzione durò fino al 1771.

A causa di guerre, pestilenze e carestie, la popolazione fu spesso decimata, tant'è che nel 1760, ad iniziativa del rettore Giuseppe Gavino Masala, fu riorganizzato il Monte granitico.
Contestualmente si conclusero anche i processi di privatizzazione delle terre comunali dando così una svolta positiva al contesto sociale, economico e demografico del paese.

Il centro storico è caratterizzato da edifici risalenti al XIX secolo, come il Monte granatico, il palazzo rettorale e l'edificio delle scuole elementari, oggi sede comunale.
L'abitato è dominato dalla maestosa chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, una delle opere più importanti realizzate dall'architetto Gaetano Cima.
La costruzione, eretta tra il 1842 e il 1852, costituisce uno dei monumenti religiosi più significativi dell'Isola. Il santuario è affiancato da un bel campanile settecentesco, unico resto dell'antica chiesa preesistente.

L'etimologia del termine Guasila sembrerebbe derivare da "guadum in silva" per le enormi distese di foreste che in passato ricoprivano il suo territorio.

Tradizioni
Nel panorama delle numerose usanze che caratterizzano le tradizioni popolari, Guasila occupa un posto rilevante, si può infatti spaziare dall'antica tradizione della Dormitio Virginis, ossia della Vestizione della Vergine a "Sa kassa de s'akkizedda", la caccia alla giovenca, e ancora a "Is kuaddus curridoris", i cavalli da corsa, e "Is agullas de Santa Maria", gli spilli di Santa Maria.

Territorio
Il comune di Guasila appartiene al territorio della Trexenta ed è il risultato della sedimentazione dei materiali dei monti del Gerrei su un basamento di rocce emerse dal mare e dalle manifestazioni vulcaniche verificatesi nell'era cenozoica.
Questa zona è caratterizzata da una vegetazione tipicamente mediterranea: cisto e corbezzolo.

Il paese sorge nelle immediate vicinanze del "Riu Arai", presso il quale, abbondano le gustosissime lumache della Trexenta.

L'ampia zona pianeggiante della Trexenta presenta un terreno fertilissimo che si presta alla coltivazione del frumento, barbabietole da zucchero, vite e ulivo.

Economia
I terreni fertili e prevalentemente pianeggianti di Guasila, hanno favorito lo sviluppo di un'economia agro-pastorale.
L'agricoltura è basata soprattutto sulla coltura del grano, della barbabietola da zucchero, dei legumi, dei cereali, delle olive e dell'uva. L'allevamento del bestiame è incentrato soprattutto sui suini.
Connesso alle attività tradizionali è l'artigianato locale, con la produzione di cestini di giunco, oggetti in ferro battuto ed eleganti tessuti di lana ricamati con geometrie che richiamano i più antichi decori sardi.