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Storia

storia
Il territorio di Ales è ricco di testimonianze archeologiche. Gli insediamenti preistorici nel territorio derivano essenzialmente dalla presenza, nel territorio di Pau, del giacimento di ossidiana di Perdas Urias. Il periodo della dominazione romana è legato essenzialmente alla presenza della costruzione nel 62 d.C. della città romana di "Uselis" e delle vie di comunicazione che da Neapolis e da Turris Libisonis conducevano alla colonia imperiale.

In periodo bizantino, tra il VI° e il X° secolo, il territorio assunse un ruolo centrale testimoniato dalla costruzione del Castello di Barumele che appartenne alla contessa Violante II di Carroz. Ales divenne sede vescovile con decreto di Giulio II dell'8 dicembre 1503. Fece parte della Curatoria di Usellus nel Giudicato di Arborea. Divenne poi feudo dei Marras e in seguito marchesato della contea di Quirra.

Il paese è noto anche per aver dato i natali ad Antonio Gramsci, uno dei fondatori dei partito comunista italiano, deputato al Parlamento nel 1924 e scrittore e critico di fama mondiale che pagò con lunga prigionia la sua opposizione alla dittatura fascista.
Egli fu autore di numerose lettere, scritte dal carcere ai familiari, e dei "Quaderni", poi divisi da Felice Platone in sei volumi intitolati "Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce" (1948), "Il risorgimento" (1949), "Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura" (1949), "Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno" (1949), e infine "Letteratura e vita nazionale" (1950) e "Passato e presente" (1951).
A lui sono dedicati una piazza ed un monumento realizzato nel 1977 dallo scultore Giò Pomodoro.
Tradizioni
La festa di Santa Maria in passato era tradizionalmente organizzata da "Is Oberaius", corrispondenti agli attuali membri del comitato. Almeno due settimane prima della festa le devote più anziane preparavano la statua della Santa che veniva vestita con grembiuli di seta guarniti di pizzi colorati, impreziosita di catene d'argento con pendenti, spesso doni dei fedeli più poveri che per devozione se ne privavano. In passato la chiesa di Santa Maria poteva ospitare un numero di fedeli maggiore rispetto ad oggi poichè non c'erano banchi. I fedeli più giovani rimanevano in piedi mentre le donne e gli anziani si accovacciavano, durante la messa cantata in latino, sulle lastre di pietra del pavimento. Il rito religioso veniva annunciato dallo scampanellio dei "sagrestaneddus" (chierichetti) che correndo per le vie del paese rivolgevano alla popolazione il seguente invito: "A chi ada bolli beni a s'arrosarieddu di Santa Maria". "S'arrosarieddu" di Santa Maria, a cinque poste, veniva recitato la sera in sardo e durava circa un ora. Durante l'ultima posta veniva acceso su "fogadoni". Generalmente erano i più poveri, ma anche i più devoti e i graziati dalla Madonna, che andavano sul Monte Arci a raccogliere la legna per il falò. Seguiva la benedizione eucaristica del sacerdote e sino all'ora di cena si proseguiva con "is goccius cantaus". La processione si svolgeva per le vie principali del paese. Numerosi cavalieri in costume sardo e non, provenienti anche da altri paesi della diocesi, aprivano la processione innalzando stendardi ricamati.

Il fervore devozionale si esprimeva in modi diversi. La chiesa di Santa Maria ad esempio era addobbata con mazzi di bellissimi fiori ed ex voto appesi in particolari stecche di legno. Per la festa si preparava "su nenniri", il grano si seminava 15 giorni prima, in un piatto con poca terra e si metteva al buio, sotto il letto. I devoti lo deponevano ai piedi della Santa, la cui base era coperta da numerosi mazzi di basilico fresco. Dopo la festa i fedeli portavano a casa un ramoscello di basilico per conservarlo in segno di devozione. Nella piazza di Santa Maria si ballava dopo la messa e dopo cena i balli proseguivano sino ad ora tarda. Per la festa di Santa Maria si faceva anche l'albero della cuccagna, un lungo palo posto in mezzo alla piazza di Santa Maria, cosparso di olio di sego e sapone, nella cui sommità veniva montata una ruota carica di premi pendenti offerti dai negozianti locali. La festa di Santa Maria coincideva con il rinnovo dei contratti agrari, ossia con l'inizio dell'anno tradizionale sardo (cabudannu).
L'ultimo giorno di festa era dedicato ai balli sardi che dalle cinque di sera sino all'alba del giorno dopo si succedevano incessantemente.

La festa di "Santa Ruxi", invece, si celebrava il 14 settembre subito dopo la festa di Santa Maria. In quell'occasione si rinegoziavano tutti i contratti agrari e gli inservienti decidevano se cambiare o meno "su meri" (datore di lavoro).

Territorio
Ales è il centro più importante della Marmilla ed è situato lungo le pendici orientali del monte Arci. L'articolazione planimetrica urbana e l'aspetto dignitoso di alcuni edifici rivelano la funzione di capoluogo di diocesi esercitata fin dal Medioevo.

A pochi km da Ales sorge il monte Arci, uno dei complessi vulcanici più importanti della Sardegna. È noto fin dall'antichità per l'ossidiana, il vetro vulcanico nero che ha avuto un ruolo importante nella prima colonizzazione della Sardegna. Nel territorio sono state individuate oltre 160 stazioni di lavorazione dell'ossidiana. Caratteristici sono i condotti lavici noti con i nomi di "Trebina Longa e Trebina Lada".

Nel vasto bosco di lecci di Aquafrida vivono cinghiali e volpi, tra i rapaci la poiana, il falco pellegrino e l'aquila Bonelli. In passato erano presenti anche daini e cervi. L'altopiano è stato riforestato dopo l'incendio del 1983. Durante la salita verso la foresta naturale è possibile ammirare delle belle pareti rocciose ed una cascata "Sa Spendula". Strade sterrate conducono negli splendidi boschi delle pendici.

Economia
L'attivita economica è basata prevalentemente sul terziario. La cittadina, infatti, oltre ad essere sede vescovile è anche sede di pretura e di numerosi uffici pubblici. L'agricoltura e l'allevamento del bestiame hanno ancora un ruolo molto importante per l'economia locale. Di notevole importanza anche le attività commerciali ed artigianali.